«Gonfalone per le bande ma non al Family Day»

Il governatore, per spiegare perché si era rifiutato di mandare al Family Day il Gonfalone della Regione, ha detto: «La presenza del Gonfalone è prevista a eventi di carattere eminentemente istituzionale connesse ad esempio al 25 aprile, alla Resistenza, alla festa della Repubblica e non ad un’iniziativa come quella del Family Day che ha un carattere eminentemente politico» sono state le parole di Claudio Burlando. Gianni Plino, capogruppo di An in Regione, ha rintracciato l’elenco della manifestazioni alle quali il Gonfalone è stato inviato negli ultimi due anni: «Non è vero quello che dice Burlando, basta scorrere le 121 partecipazioni del Gonfalone in questo ciclo legislativo per rilevare come riguardino, oltre a tutta una pletora di manifestazioni resistenziali non legare al 25 aprile, anche iniziative di varia natura come la Marcia della pace Perugia-Assisi, la fiaccolata in memoria di Sandro Pertini, l’inaugurazione di una terrazza al Gaslini e perfino un raduno di bande musicali!».
Per questo, Plino ha rifiuto di far parte della delegazione ufficiale della Regione che andrà sabato a Roma ed invita i colleghi della Cdl a fare altrettanto. «A Roma ci sarò, ma a titolo personale - spiega- È di sconcertante gravità il niet opposto dal presidente Burlando, con la complicità dei pavidi assessori della Margherita sotto il ricatto dell’ultra sinistra, alla partecipazione del Gonfalone al Family Day nonostante un voto del consiglio ed il parere favorevole della conferenza dei capigruppo».
La Cdl punta il dito contro Mino Ronzitti, presidente dell’assemblea regionale, accusato di non aver fatto rispettare a Burlando quanto deciso dal consiglio. Ronzitti ha ricordato che i documenti approvati non parlano esplicitamente di invio a Roma del Gonfalone e che su questo l’ultima parola spetta al presidente della giunta. «Ma in 37 anni di storia della Regione non si è mai visto che la Regione mandi una delegazione ufficiale, come avverrà sabato, senza il Gonfalone!» tuona Plino. La vicenda apre un «serio problema istituzionale»: «Oggi, alla riunione dei capigruppo, chiederò di portare il caso in consiglio. Abbiamo un presidente di Regione che cancella le volontà del consiglio senza che il presidente del consiglio si opponga. Se l’avesse fatto la Cdl, la sinistra sarebbero arrivati con i forconi...».