Il gonfalone della Regione contro il governo

(...) la linea anticlericale che taglierà i fondi alla chiesa e agli oratori, la Margherita e il resto del centro di governo dovranno fare i conti con i loro elettori. «Non è proprio così, ma più o meno - prova a smussare Marco Nesci, primo firmatario dell’emendamento -. È un richiamo alla maggioranza, ci sono scelte prevalenti che vanno rispettate, da tutti o da nessuno. Io non sono d’accordo sul Terzo Valico, lo dico, ma non ho mai votato un ordine del giorno della destra».
Già, l’ordine del giorno della destra. Quello dell’adesione al Family Day. Dopo la sconfitta in aula sul documento di Gianni Plinio, il centrosinistra si era affrettato a spiegare in un comunicato ufficiale che «il gonfalone è nella disponibilità della giunta». Salvo aggiungere subito che «l'ufficio di presidenza e la conferenza dei capigruppo decideranno in merito alle concrete forme dell'adesione dell'assemblea e della delegazione che eventualmente potrà partecipare alla manifestazione». Ecco, ieri la presidenza del consiglio e la conferenza dei capigruppo hanno deciso in misura schiacciante che il gonfalone dovrà andare al corteo, con una delegazione di cinque consiglieri. E Mino Ronzitti lo chiede formalmente con una lettera a Burlando. I numeri,già a favore della minoranza, sono aumentati. Alla fine, proprio contrario contrario si è dichiarato il solo Marco Nesci, mentre a favore della partecipazione del gonfalone alla manifestazione si è schierato addirittura il gruppo dell’Ulivo, con Claudio Gustavino, della Margherita ma pur sempre rappresentante di molti consiglieri diessini. Persino Franco Bonello, di Unione a sinistra, non si è opposto a questa soluzione, mettendo come condizione quella che nel caso l’assemblea decida di aderire a una manifestazione gay, le modalità di rappresentanza siano le stesse.
Ma dopo le feroci critiche della sinistra nei confronti delle assenze e delle astensioni strategiche in aula (nel mirino, ovviamente, la Margherita) ieri alla riunione dei capigruppo era presente tutta la minoranza, mentre del centrosinistra mancavano Tirreno Bianchi dei Comunisti italiani, Cristina Morelli dei Verdi, Patrizia Muratore dell’Italia dei Valori, G.B. Pittaluga di Gente di Liguria. E così chi voleva il gonfalone al Family Day ha avuto gioco ancor più facile. «Prendiamo atto con soddisfazione di questa decisione - esultano Plinio e Saso di An, firmatari dell’ordine del giorno vincente -. Ci piace sottolineare il sì di Gustavino e il solo no di Rifondazione. Ora contiamo sul senso di responsabilità di Burlando. Altrimenti sarebbe gravissimo il vulnus istituzionale nei confronti di tutto il consiglio». Sorride anche Roberta Gasco, capogruppo dell’Udeur, protagonista del primo vero distacco dalla maggioranza nel momento in cui si è trattato di parlare di famiglia e di questioni morali. «La discussione è stata franca ma serena - conferma -. Credo proprio che il gonfalone partecipi alla manifestazione, anche perché il problema semmai era da affrontare prima, ora Burlando rischierebbe attacchi e critiche ancor più pesanti». Anche perché si metterebbe contro due aspetti fondamentali. Il primo riguarda la prassi, la legge non scritta che viene sempre rispettata più di ogni codice in seno alle istituzioni, e che impone la presenza del gonfalone nel caso di delibera del consiglio. Il secondo riguarda la stessa parola data dalla Regione, che dopo la sconfitta in aula aveva demandato la decisione alla riunione dei capigruppo. Il comunicato stampa 61/2007 è lì a testimoniarlo. O la Regione va contro Prodi o perde l’onore.