Gonfalone, la Regione rischia l’impeachment

(...) di un ordine del giorno da parte del consiglio, la giunta anche ieri non ha deciso se mandare il gonfalone in rappresentanza ufficiale dell’ente, a capo di quella delegazione di consiglieri e assessori che pure dovrà essere presente a Roma. Il silenzio lascia spazio a timori e illazioni. Così la voce che il gonfalone sia stato mandato in sartoria per una riparazione «tattica» e lunga quanto basta per renderlo indisponibile almeno fino alla fine del Family Day diventa quasi un giallo. Il governatore Claudio Burlando non batte colpo. «Non ne so niente, e del gonfalone non abbiamo neppure parlato in giunta», risponde seccato il vicelíder Massiliano Costa. E bisogna bussare a tutte le porte per sapere che l’ufficio affari generali della Regione, l’unico abilitato a mandare eventualmente il gonfalone in riparazione, non se sa niente. E cioè che il gonfalone gode di buona salute, è abile e arruolabile per la marcia su Roma.
A questo punto c’è l’altra leggenda metropolitana che gira per i corridoi. E narra di uno stato di pre allerta dato ai gonfalonieri, ai dipendenti della Regione incaricati di portare il labaro alle manifestazioni. Il fatto è che la leggenda aggiunge il particolare più preoccupante: sì, è vero, per il 12 maggio i gonfalonieri sono stati allertati, ma per partecipare alla festa della polizia che si terrà a Genova. Al di là della possibile fondatezza della voce, c’è un problema concreto. La giunta che ieri, per l’ennesima volta, ha fatto finta di dimenticarsi del problema, quando intende avvertire gli interessati dell’eventuale missione a Roma? La riunione di venerdì prossimo ormai non sarebbe tardiva? La non decisione di ieri significa in realtà che si è già deciso di non mandare il labaro? «Non se n’è parlato e basta - replica sempre più indispettito Costa -. E comunque ci si rivede semmai martedì». Per l’assessore al Bilancio G.B. Pittaluga «non sarebbe comunque impossibile decidere anche venerdì prossimo. Ci sono già stati casi analoghi. Anche per organizzare un viaggio non serve troppo anticipo».
Sarà, ma l’imbarazzo cresce. «Si era deciso di vedere cosa facessero le altre Regioni - spiega Claudio Gustavino, capogruppo dell’Ulivo -. Non vorremmo essere l’unica ad andare con il gonfalone. Altrimenti, l’ho già detto, riterrei opportuno mandare il labaro ufficiale per rispettare la decisione del consiglio ed evitare ulteriori polemiche sterili». Anche perché Gianni Plinio, capogruppo di An, ha già messo alle corde Mino Ronzitti, il presidente del consiglio regionale che come garante dell’istituzione sarebbe costretto a richiamare all’ordine Burlando per far rispettare la volontà dell’assemblea e della conferenza dei capigruppo. Altrimenti «si aprirebbe una crisi istituzionale dalle imprevedibili conseguenze» che, precisa Plinio, potrebbe arrivare alla richiesta di impeachment per gli stessi Burlando e Ronzitti, o alla richiesta d’intervento della magistratura. Nicola Abbundo dell’Udc, da parte sua, si offre di dare un passaggio al gonfalone. «Abbiamo organizzato con il collega Matteo Marcenaro un pullman da 75 posti per il Family Day - estende l’invito -. Qualche poltroncina è ancora libera, se ci sono consiglieri o assessori che vogliono venire con noi li ospitiamo volentieri».
Ma restano da risolvere le questioni burocratiche. Quelle stesse che sono state richiamate per evitare di mettere all’ordine del giorno del consiglio regionale di martedì la questione degli sberleffi e delle ingiurie al Papa. La motivazione formale è ineccepibile: serve una richiesta alla conferenza dei capigruppo, che non si potrà riunire prima di martedì. In realtà è un’occasione persa per chiudere una volta per tutte le polemiche sugli attacchi alla chiesa che tante difficoltà provoca alla maggioranza. Così se ne continuerà a parlare anche per le prossime settimane.