La gonna da qui all'eternità, così Armani detta l'eleganza

A calice, tulipano o a sarong: è il trionfo della vera signora. «Il mio mestiere? Abbellire le donne con i vestiti, il resto è letteratura»

Daniela Fedi

da Milano

L'oggi delle donne è l'eternità. È qualcosa che vale a prescindere da tutto: la gentilezza, il bello in sé, un'attitudine dolce e rilassata in cui alla fine si nasconde la vera eleganza. Lo dimostra la rinfrescante collezione per la primavera/estate 2006 presentata ieri da Armani. Una volta di più lo stilista ha dimostrato di voler vestire l'anima femminile vestendone i corpi con quella lussuosa concretezza che è la sua ineguagliabile cifra stilistica. Stavolta in più c'era uno sguardo complice e consapevole sull'altra metà del cielo con i suoi molti contrasti, ma anche con quelle grandi possibilità che il presente offre a chi non lo intende come una lotta tanto inutile quanto continua tra i sessi. «Il mio mestiere è abbellire le donne attraverso i vestiti, tutto il resto è letteratura» ha detto subito dopo aver fatto sfilare tutto ciò che può servire a una vera signora per sentirsi tale senza comunque cedere il passo sul fronte della modernità. C'erano infatti giacche e pantaloni che nelle sue mani diventano certezza per le insicure e confortevole rifugio per tutte le altre. Non mancavano le gonne che anzi dominavano il giorno con la stessa forza tranquilla di una legge tanto sensata quanto inappellabile. Tagliate a forma di calice rovesciato, a tulipano oppure a sarong (il bellissimo costume indonesiano che alla fine si compone solo di un drappo in stoffa magistralmente drappeggiato intorno al corpo) le nuove gonne di Armani hanno la stessa capacità espressiva delle sue celebri giacche.
La sera, poi, era un capolavoro di equilibrio tra luci e ombre, fiori stampati dai colori suffusi e poi ricoperti da veli ricamati. Strepitosi, infine, gli accessori a cominciare dai gioielli: grandi spille di opali azzurri, lunghi orecchini luccicanti, importanti bracciali e chilometriche collane in pietra dura. Dello stesso segno le scarpe che anche nelle varianti a tacco alto conferivano all'andatura una seducente naturalezza e le borse in prezioso coccodrillo o pitone per il giorno oppure coperte da cristalli per la sera. «Diranno che ho copiato me stesso ovvero l'alta moda del mio Privé - ha commentato scherzosamente -, se è così ne sono fiero: con questa collezione volevo fare il punto su me stesso». In buona sostanza quel che si è visto è l'Armani di sempre ma con un nuovo tocco di dolcezza.
Con le dovute differenze Christopher Bailey ha fatto lo stesso tipo di operazione per Burberry. Punto di partenza dell'ottimo lavoro di questo giovane e talentuoso stilista inglese, la grande tradizione britannica del debutto in società. In pratica da una foto della principessa Margaret a 18 anni o giù di lì, Bailey ha avuto l'idea di creare deliziosi trench damascati oppure in iguana morbidissimo, sempre decorati da fiocchi, ma mai leziosi. Il tutto con fantastiche scarpe di coccodrillo con il plateau, irrinunciabili per la prossima stagione a giudicare da quel che si è visto anche sulla passerella di Gucci dove per altro si alternavano con intriganti mocassini-stivaletto rasoterra. Dean e Dan Caten hanno invece decorato tanto le scarpe quanto le piccole borsine da sera con speroni da cow boy perché l'ispirazione dell'eccitante sfilata era il classico ballo nel fienile del West con la bella del saloon ancora più bella grazie a un fulminante abito in pelle lavorata all'uncinetto.