Gonzalo Jesús Viñes Masip

Questo sacerdote spagnolo era nato nel 1883 a Játiva, in diocesi di Valencia. Dopo gli studi universitari entrò nel seminario del capoluogo e nel 1906 fu ordinato sacerdote. Esercitò il suo ministero in varie parrocchie prima di essere nominato canonico nella Collegiata di Játiva. Era un uomo dalla cultura impressionante e dagli interessi molteplici, tanto da venire nominato Cronista ufficiale dalla municipalità cittadina nel 1917. Scisse e pubblicò parecchie opere di carattere storico, archeologico, giornalistico, narrativo e poetico. Nel 1936 aveva cinquantatré anni ed era ancora in piena attività. Ma scoppiò la guerra civile e una personalità di spicco come la sua non poteva non entrare nel vasto programma di epurazione fisica che i miliziani andavano conducendo per sveltire l’avvento delle “magnifiche sorti e progressive” nel Paese. Don Gonzalo venne acciuffato a Vallés, un sobborgo della sua città, e fucilato senza tanti complimenti. Per la sorte della Spagna era stata decisiva l’invasione napoleonica. Il popolo era insorto e aveva inventato la guerrilla, provocando la prima incrinatura nella conquiste del Corso. Ma questi aveva lasciato le sue uova di drago che, puntualmente, avevano costellato gli anni a seguire di rivoluzioni, colpi di Stato, guerre civili. Già se n’era accorto il grande pensatore politico Juan Donoso Cortés fin dal 1846: vedrete - diceva alle Cortes in cui era deputato - cosa succederà quando il socialismo arriverà in Spagna. Donoso Cortés, tra parentesi, fu il principale consulente del papa Pio IX per la stesura del famoso Sillabo.
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