Goodfellas di Croazia tutti nati in via Firula

A Spalato la strada dei campioni. Ivanisevic e Ancic (ma anche capitan Pilic) cercano la Davis

Silvano Tauceri

Nel tennis li chiamano i ragazzi di Firula, piccola strada di Spalato. Sono Nikki, Zeliko, Goran, Mario; e sono divenuti famosi per le imprese con la racchetta. Nella put Firula (put in croato significa stradina, le vie si chiamano ulica) c'è il circolo del tennis e in quelle quattro case che fiancheggiano i campi nell'arco di trent'anni sono nati Nikki Pilic, Zeliko Franulovic, Goran Ivanisevic che sono i più noti; e ancora Mario Ancic, fortissimo, ma in attesa di palmarès. Il gruppetto si ingrossa con gli ultimi, Petar Jelenic e Mate Pavic, dei quali si parlerà presto. Tre di loro hanno in comune un'altra caratteristica: Pilic, Ivanisevic e il giovane Pavic sono mancini. Così, la finale di coppa Davis contro la Slovacchia (a Bratislava nel prossimo weekend) diventa una strana sfida: una via contro il mondo.
Pilic (1939) è stato finalista al Roland Garros nel 1973, dopo avere battuto Panatta perse contro Ilie Nastase, tre anni prima aveva vinto il doppio all'Us open. È carismaticamente il caposcuola. È stato anche capitano della squadra tedesca che conquistò la coppa Davis ai tempi di Becker, ha guidato ora la Croazia alla finale di Bratislava, è titolare di due centri tennistici a Monaco e uno ne ha in Croazia, a Umago. Franulovic (1947) era considerato uno dei top ten negli anni Settanta, all'epoca non esistevano classifiche come quelle d'oggi e l'associazione tennisti professionisti non era ancora nata, ma sin dagli inizi s'era imposto per il gioco potente e l'aitanza fisica, in pochi anni vinse nove tornei, a 23 fu finalista a Parigi contro Kodes.
Ivanisevic è il più popolare: 50mila fan lo accolsero al rientro dopo la vittoria di Wimbledon 2001 (dopo le tre finali perse nel 1992 con Agassi e nel 1993 e 1998 con Sampras), genio e sregolatezza, talento per il gioco estroso, micidiale nel servizio, il primo a superare la barriera dei 200 orari, numero 2 del mondo nel 1994 dietro Sampras. Ed ecco i giovani. Mario Ancic ha 21 anni, è stato campione mondiale under 18, anche lui genio e sregolatezza con risultati alterni, è passato alla storia di Wimbledon per avervi battuto tre anni fa nientemeno che Federer, potenzialmente vale di più del posto in classifica (35°), e con lo zagabrese Ljubicic ha eliminato quest'anno in coppa Davis gli Stati Uniti di Roddick. Ma perché i campioni nascono in questa put Firula? Lo spiega Pilic:
«Abitavamo di fronte al tennis, gli altri ragazzi giocavano a pallone, noi facevamo i raccattapalle al tennis e nel tempo libero c'era qualcuno che ci prestava la racchetta per giocare. Moltissimi campioni d'ogni paese sono nati raccattapalle, una categoria che il benessere ha portato all'estinzione. Campioni si nasce sul campo. Ci divertivamo. Il tennis era la nostra vita, sapevamo che poteva essere il nostro futuro. Io disputavo i tornei giovanili e c'era un ragazzino molto più giovane che mi seguiva, lo vedevo incantato quando vincevo, mi considerava il suo fratello maggiore: era Zeliko. Divenimmo il punto di riferimento per Goran, lo ricordo a cinque anni, anche lui a volte faceva il raccattapalle per guadagnare qualche dinaro».