Google prende Motorola e sfida Apple

Nel bel mezzo della crisi è scoppiata la guerra tra «mele» e «androidi». La prima offensiva era già scattata nell’ultimo trimestre del 2010 in America, quando gli smartphone che utilizzano il sistema operativo Android di Google avevano scavalcato i cellulari targati Apple. Il verdetto era stato decretato dalle vendite natalizie: a fine anno i Google-phone avevano battuto Apple con un 26% del mercato Usa, un punto percentuale in più del rivale. Lunedì Google ha messo a segno un nuovo affondo: il motore di ricerca ha annunciato l’acquisizione di Motorola per 12,5 miliardi di dollari, prezzo che rivaluta il valore dell’azienda americana di telefonini del 63%.
Il colosso di Mountain View entrerà così in concorrenza diretta con vari produttori del settore dei dispositivi mobili, la Apple con Iphone e Ipad in testa. Secondo i dati a disposizione di Bloomberg si tratta della più grande operazione nel settore almeno nell’ultimo decennio. «L’acquisizione di Motorola Mobility, già partner di Android - recita una nota - permetterà a Google di sviluppare ulteriormente l’ecosistema di Android che resterà comunque un sistema aperto», a cui potranno quindi continuare ad avere accesso gli altri produttori di smartphone e telefonini. Motorola Mobility rimarrà «un business separato» all’interno del gruppo di Mountain View.
Secondo l’amministratore delegato di Google, Larry Page, che parla di «una naturale complementarietà» tra i due colossi, l’operazione porterà «beneficio ai consumatori, ai partner e agli sviluppatori», nonché agli azionisti di Motorola, considerando il prezzo stellare dell’acquisto. Ma soprattutto difenderà Google e il suo sistema operativo per dispositivi mobili, dalle «minacce anti concorrenziali» della Apple e di Microsoft. La big G pagherà un premio del 63% per avere accesso a una delle biblioteche di brevetti (oltre 17mila) più grandi dell’industria della telefonia mobile. Al motore di ricerca si chiedeva di costruirsi un autonomo portfolio di brevetti dopo la sconfitta subita nella recente asta per gli asset della fallita Nortel, subita per mano di Apple, Microsoft e altri. Il pagamento di un premio così alto, nonostante fosse l’unico acquirente, sottolinea come Google non avesse altra scelta, vista la posizione assunta dai suoi rivali, se non quella di pagare. L’accordo ha anche alimentato le voci secondo cui Nokia e la canadese Research in Motion che produce il Blackberry (entrambi in rialzo di oltre 10 punti percentuali sulla Borsa americana) potrebbero diventare i prossimi obiettivi del mercato, magari finendo tra le braccia di Microsoft o Apple. Del resto Nokia ha siglato con Microsoft un’alleanza strategica per lo sviluppo di telefonini con sistema operativo Windows e da allora, viste le difficoltà della multinazionale finlandese nel frenare la perdita di quote di mercato, sono iniziati a circolare rumors sulla possibile integrazione tra le due aziende nel tentativo di contrastare la potenza di Apple. Di certo la mossa di Google è destinata a rimodellare il panorama di Internet e della telefonia mobile.
Ma qualche analista resta scettico: secondo gli esperti di Forrester Research «Google ha sempre fornito software a chi produce hardware, comprare uno dei produttori di hardware potrebbe non essere sufficiente ad accattivarsi il favore dei consumatori». Secondo gli esperti di Fimbank, inoltre, l’accordo potrebbe finire per rafforzare indirettamente gli investitori di Nokia, attuale leader mondiale dei telefoni cellulari con la maggiore quantità di licenze di tutto il settore. Non solo. L’acquisizione deve ancora essere esaminata dalla divisione Antitrust del Dipartimento di giustizia americano e prevede una maxipenale da 2,5 miliardi di dollari per Google (il 20% del totale) se l’accordo non fosse concluso.