Google può far vincere o perdere le elezioni

Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, candidato a presidente degli Stati Uniti nel 2020. La voce si rincorre da quasi un anno, da quando gli analisti finanziari scoprirono che la società guidata dal miliardario trentaduenne (sesto al mondo per patrimonio) aveva modificato lo statuto in modo da permettergli il controllo anche in caso di dimissioni volontarie. Il codicillo è del tutto simile a quello utilizzato da Michael Bloomberg per fare il sindaco di New York senza allontanarsi troppo dai suoi affari. E questo ha dato il via alle speculazioni. Ad alimentare il gossip ci ha poi pensato lo stesso Zuckerberg imbarcandosi in un tour nazionale alla scoperta dell'America profonda, con pranzi a casa di semplici cittadini, visite in comunità di anziani e centri sociali. Ce n'era abbastanza per parlare di prove generali per la campagna elettorale. Tanto che qualche giorno fa Zuckerberg, con un post su Facebook (ovvio), ha dovuto smentire tutto: «Non mi candiderò a nessun incarico elettivo. Sto semplicemente cercando di ampliare le mie prospettive per servire al meglio una comunità come quella di Facebook che ha ormai raggiunto i due miliardi di persone».

La sola ipotesi del re dei social candidato ha scatenato commenti e analisi sul potere delle piattaforme digitali. Un'università americana ha concluso uno studio sui motori di ricerca web concludendo che volendo Google può fare vincere, o perdere, le elezioni a chiunque. Per dimostrarlo è stato formato un panel di elettori riuniti in una sala. Le cavie dovevano fare delle ricerche internet su Google digitando il nome dei candidati alle ultime elezioni. Il server dell'Università «correggeva» i risultati semplicemente variando l'ordine delle pagine richiamate: i link più favorevoli prima e quelli più critici alla fine, oppure il contrario. Il banale cambiamento dell'ordine di presentazione si traduceva in una tangibile oscillazioni delle preferenze di voto delle persone sottoposte a test. Quanto a Zuckerberg, alcuni racconti di fantapolitica si sono concentrati su tutte le possibilità a disposizione di Facebook per orientare l'umore dell'elettorato. È questa, hanno detto, la «Democrazia 3.0».