GORMITI MANIA

da Milano

Sono tra di noi. Uno ogni due abitanti della Penisola: in tre anni sono stati venduti trenta milioni di Gormiti, generando un fatturato di 100 milioni di euro. Gli ingredienti di base del successo che questi pupazzetti di plastica hanno riscosso e continuano a riscuotere senza flessioni dal 2005 sono semplici: la varietà enorme dei personaggi, i nomi e le abilità evocative, dall’Antico Torgh a Nobil Mantis, l’eterna lotta tra il Bene e il Male, comprensibile anche ai più piccoli, e il furbo richiamo ai temi della natura e dell’ambiente che fanno breccia sui genitori bombardati dal catastrofismo ecologico dei telegiornali. Il colpo di genio è stato poi trasferire su vasta scala il meccanismo dei giochi di ruolo, come Dungeons&Dragons, che hanno permesso a generazioni di adolescenti di immedesimarsi nei personaggi e sfidarsi tra loro.
E a quanto pare la formula dei «mostriciattoli» più amati dai bimbi tra i quattro e gli otto anni, funziona anche per l’export. In Spagna il «blister» con la formazione base dei pupazzetti è stato il più venduto tra le «action figures», sbaragliando anche rivali di fama mondiale come Trasformers e Spiderman. E gli strateghi di Giochi Preziosi stanno preparando l’invasione del resto d’Europa per gennaio, mentre all’orizzonte c’è il passo più difficile: entrare in casa dei giganti del settore, negli Stati Uniti e in Giappone. E mentre prosegue incessante l’assalto ai portafogli dei genitori con nuove serie e accessori. Dietro a questa cornucopia non c’è un guru del marketing, ma un giovane dipendente della Giochi Preziosi. Leandro Consumi, 34 anni,

Come inizia la carriera di un creatore di sogni?
«Veramente ho cominciato in questa azienda con uno stage come assistant media manager e durante il mio stage implorai il mio direttore marketing di mettermi alla prova per diventare product manager. Mi disse di no e io risposi: "Io sono come un cavallo, se mi metti la carota davanti vado dappertutto". Mi concesse di visionare qualche prodotto di basso valore ma senza lasciare l’altro incarico».
E il successo com’è arrivato?
«All’improvviso. Un giorno mi capitò fra le mani una "pasta" morbida e da modellare, ci lavorai sopra e decidemmo di rilanciarla con un vecchio brand Micronite. Abbiamo venduto un milione di pezzi in 8 mesi».
A questo punto sarà stato più facile convincere il direttore con i Gormiti.
«Di solito, per i giocattoli, si pensa prima al prodotto e poi alla storia. Per i Gormiti è stato il contrario. Ho scritto il concept del mondo dei "Signori della natura" e da quello siamo partiti per disegnare le "action figures"».
Chi li ha disegnati?
Per trovare un illustratore in grado di capire il mio mondo fantastico c’è voluto un anno. Volevo figure antropomorfe, per permettere l'identificazione dei bambini con i personaggi, ma anche elementi di identificazione con gli elementi naturali: la lava, la foresta».
E come ha nutrito una fantasia così «mostruosa»?
«Con la mia passione per il fantasy, sono un discreto consumatore di film tipo Il Signore degli anelli. Mia figlia Giulia, tre anni, la chiamo "Principessa della Rosa dei venti". Alcuni nomi dei Gormiti invece vengono da un passatempo dell’epoca della scuola: durante le interrogazioni, io e i miei compagni ci divertivamo a inserire parole inventate senza che il professore se ne accorgesse».
Ai bimbi piacciono le sue creature. Che sono tutti guerrieri. Ma le mamme non sembrano percepirli come un gioco violento.
«Evidentemente siamo riusciti a trasmettere quello che volevamo: un approccio positivo e non violento».
Dove vogliono arrivare i Gormiti?
«In tutto il mondo. Puntiamo a farli diventare un evergreen. E ci sono investimenti mirati già in programma».