Gorreto, il paese più anziano d’Italia che sta lottando per non scomparire

Il sindaco: «I piccoli centri devono fondersi. Quando scoppia un incendio, i pompieri arrivano da Genova...»

Per aggiornare l’anagrafe basta la memoria: «Due anni fa eravamo in 147, l’ultimo inverno freddo ne ha portati via una riga». E così oggi sono rimasti in 132, in quello che è diventato il comune più vecchio nella regione più vecchia d’Italia. Solo cinque centri in tutta la nazione sono più longevi di Gorreto, paese che lotta per sopravvivere, dove in Comune è rimasto un solo impiegato tuttofare (sepolture comprese), dove le case «costano come un Panda ma nessuno le vuole» e dove la speranza è affidata ai pochi, ma combattivi, giovani.
NEL 2003 L’ULTIMO NATO
Nel 2004 a Gorreto - 50 chilometri di curve da Genova, centro metri dall’Emilia - due abitanti su tre avevano più di 65 anni, oggi sono più della metà. Greta è l’ultima bambina nata, nel 2003, e Alice la sola alle elementari. I genitori l’accompagnano a scuola in auto, due paesi più in là. Per il ritorno hanno chiesto aiuto al Comune: lo scuolabus non c’è, ma il sindaco è riuscito a farle dare un passaggio dalla corrierina del paese vicino. «Ci aiutiamo fra piccoli Comuni, le forze sono queste, ci si deve arrangiare» racconta Luciano Bombace, primo cittadino di Gorreto.
IL SINDACO TASSISTA
Per quarant’anni scappava appena possibile da Genova per «venire qui a fare un po’ di campagna». Alla fine Bombace, tassista in pensione, è diventato il sindaco del paese. «Arrivare da fuori è un vantaggio, sono amico di tutti» racconta sorridendo nel suo ufficio. Ha 73 anni, il suo vice 78. L’età della media della giunta è abbassata da uno dei due assessori, un poliziotto di 32 anni. Nella saletta al primo piano, sotto il municipio, ci sono le Poste (aperte a giorni alterni con Fontanarossa), l’ambulatorio del medico (arriva il giovedì) e la saletta che fa da biblioteca, ritrovo degli Alpini e aula del consiglio comunale. I pompieri, in caso di incendio, devono arrivare da Genova. «Prima brucia la casa...» dice il sindaco.
Con gli abitanti, sono calati finanziamenti e servizi. Dieci anni fa il Comune aveva un operaio e un funzionario, oggi è rimasto solo Maurizio Bianchini, 39 anni, impiegato tuttofare. Deve sbrigare ogni tipo di pratica («abbiamo la stessa burocrazia di Genova, che ha decine di uffici specializzati»), quando non c’è in ufficio rimane Deborah, collaboratrice part-time, o lo stesso sindaco. All’occorrenza, Bianchini risistema anche qualche aiuola. «E una volta mi è capitato anche di fare il becchino. Il defunto, arrivato da Genova, doveva essere portato al cimitero lassù - dice indicando una collina verde- Era inverno, in terra c’era un centimetro di neve ma quelli dell’agenzia funebre non si fidavano a salire. Che cosa abbiamo fatto? Fermato un pick-up, abbiamo legato la bara nel cassone. E l’abbiamo messa noi nel loculo». Il segretario comunale, invece, è «in convenzione» con Albissola superiore: arriva una volta a settimana, il sabato mattina.
FOTOCOPIATRICE A NOLEGGIO
Il Comune è un ufficio con quattro computer. «Due sono vecchi, gli altri erano stati usati dalla Regione per lo scrutinio elettronico di qualche elezione fa. Dovevano finire a una scuola, a forza di lettere ce li hanno dati in comodato d’uso. La fotocopiatrice, invece, è a noleggio». Le promesse di aiuti ai piccoli Comuni, viste da qui, hanno il sapore della beffa. «Noi lottiamo per sopravvivere, avrebbe più senso riunire le tre Comunità montane della zona e trasformarle in centri che mettono insieme gli uffici e portano i servizi alla gente» dice il sindaco. In Val Trebbia, però, non sono in molti a pensarla come lui. «I campanili» sospira. E Bianchini aggiunge: «Viviamo col terrore che arrivi un’altra famiglia equadoriana con tre o quattro figli piccoli, come successo qualche anno fa, e cominci a chiedere: dov’è l’asilo? e lo scuolabus? Quando abbiamo risposto che non c’era niente sono andati via». Negli ultimi tempi sono arrivati invece dei romeni: «Lavorano tutti, ma è gente che si sposta, non sappiamo se metteranno su famiglia».
LA CASA? TE LA REGALIAMO
La Finanziaria di quest’anno assegna qualche risorsa in più ai piccoli comuni. «Riusciremo a chiudere il bilancio senza aumentare l’Ici» racconta Bianchini. Un giorno è arrivato in Municipio un signore: «Aveva ereditato la casa, era disposto a regalarla a chi avesse pagato le tasse». Ad Alpe, una delle tante frazioni di Gorreto, il Comune ha messo in vendita un palazzina usata in passato come scuola: «Prezzo 15mila euro, come una Panda - dicono sindaco e Bianchini- ma nessuno la vuole». Il sogno dell’amministrazione ora è costruire un ascensore in municipio (chi non può salire le scale ordina i certificati a voce dal cortile a Bianchini, che poi scende a consegnarli) e una strada per collegare Alpe con Varni, altra frazione a 30 chilometri di strada dal paese. «Qualcosa si era mosso col vecchio governo, con le elezioni tutto si è azzerato. Aspettiamo 200mila euro per costruire un ponte ad Alpe, sarebbe un modo per invogliare la gente a restare e prendersi cura del territorio».
I NEGOZI CHE RESISTONO
La domenica mattina, per la messa, scendevano in paese da tutte le frazioni. Era l’occasione per fare la spesa e l’unico negozio di alimentari restava aperto. «Poi il prete è morto, non si faceva più la messa e il negozio ha deciso di chiudere la domenica». Il sindaco ha provato a insistere, «ma senza clienti era dura convincerli». Ora la messa si celebra al pomeriggio, grazie a un sacerdote che gira come una trottola fra le chiese della vallata, e Barbara Botticelli è tornata ad alzare la serranda del negozio anche la domenica mattina. «Lo gestisco da sette anni, insieme a mia cognata - racconta sorridente mentre incarta due panini - Ho tre bambini, qui alla fine si vive bene». D’estate il lavoro non manca, grazie ai villeggianti in cerca di prati e aria buona. Il problema è l’inverno. «A Fontanarossa c’è un solo negozio di alimentari, il proprietario potrebbe andare in pensione ma non se la sente, sarebbe un dramma per la frazione» raccontano in Comune. A Gorreto, fino a qualche anno fa c’erano il panettiere, un calzolaio, una ferramenta, un sarto e un albergo. Oltre all’alimentari, sono sopravvissuti solo un bar, un albergo-ristorante e un negozio per l’edilizia.
I GIOVANI DEL PAESE
E i giovani? Marco, trentenne, lavora come guardiapesca nella riserva naturale creata dall’Associazione pescatori Val Trebbia. Con 15 euro si può pescare - secondo le regole della riserva - per mezza giornata nel fiume, «non ci sono fabbriche, l’acqua è per forza pulita». Un’iniziativa che attira appassionati e turisti. «Io ho fatto il percorso contrario, sono scappato da Genova per venire qua - racconta Marco, viso abbronzato e giacca mimetica-. Dandosi da fare, anche qui si possono costruire delle belle cose». Nel marciapiede che costeggia la statale saluta Dino, fabbro in pensione, che sui giovani in fuga dal paese ha una sua idea: «Non è vero che manca il lavoro, manca la voglia di darsi da fare. I ragazzi oggi studiano, ma è un peccato vedere l’agricoltura e tanti mestieri perdersi. Qui si raccoglievano tonnellate di castagne, oggi abbiamo perso anche quella tradizione». Giovane è anche l’impiegato all’ufficio postale. Ha scelto di lavorare a Gorreto e ogni giorno arriva da Genova. «Qui ho trovato quello che la città non ti può più dare: il rapporto con le persone».