Ma a governare così sono capaci tutti

Solo meriti, nessuna colpa. Non ci voleva un illustrissimo rettore per salvarci dalla crisi

Così non vale, così sono capaci tutti a governare. Non ci voleva un illustrissimo rettore per salvarci dalla crisi. Bastava anche l’usciere di Palazzo Chigi. Ogni nuovo esecutivo gode per un po’ di tempo di una luna di miele. Quella di Monti però è a cinque stelle super lusso. Non si è mai visto in giro nessuno con una protezione come la sua. Una maggioranza in Parlamento da far invidia ai bulgari, il vessillo dell’Europa come copertura, e poi la Bce, il Quirinale, la stampa dei salotti buoni e anche di quelli cattivi, frau Merkel, monsieur Sarkozy, mister Obama, probabilmente sarà anche simpatico ai cinesi, le banche italiane, la Goldman Sachs, la confraternita dei baroni universitari, la satira perennemente indignata, la destra, la sinistra, il centro, Sora Cesira, l’Economist e tutta l’alta burocrazia che da sempre comanda in questo Paese.

L’ultima notizia è che Fini e Schifani, presidenti di Camera e Senato, hanno concordato di definire volta per volta il calendario dei lavori in Parlamento con Palazzo Chigi, in modo da favorire il più possibile il lavoro del nuovo premier. L’unica pecca è che Monti e i suoi ministri non li ha votati nessuno, ma questo alla fine è un particolare irrilevante, interessa solo a quelli che s’intestardiscono a cavillare su quella cosa fastidiosa chiamata democrazia.
Monti sembra godere di una fiducia illimitata. Nessuno lo attacca. Nessuno lo fa deragliare. Nessuno gli mette i bastoni tra le ruote. Per una volta in Italia sembrano davvero remare tutti dalla stessa parte.

Le alluvioni e le morti siciliane non generano bestemmie contro il governo di turno. Quasi non si parla più di crisi. Lo spread non è più uno spauracchio. I conflitti di interesse di qualche ministro vengono derubricati a faccenduole da superare con un minimo di buon senso.

I governatori delle Regioni non bussano più a denari. Le parti sociali spostano le invettive e le proteste contro Marchionne. I vescovi non predicano. Perfino quelli che occupano il teatro Valle si apprestano a spogliarsi degli abiti di scena da indignados. Quello di Monti insomma non è un governo tecnico, ma un esecutivo protetto da uno scudo magico, come se a tutelare il destino di premier e ministri ci sia una sorta di Merlino o l’ombra di un potere miracoloso.

Con questi presupposti gli italiani devono pretendere da Monti il massimo. Non si possono accontentare di qualcosa che non sia al di sotto del miracolo. Non si vede infatti come il governo non possa centrare in pieno e in santa fretta tutto quello che si è prefissato. Certo, il debutto con un provvedimento su Roma Capitale non è il massimo. L’inizio è senza dubbio un bel po’ in sordina. Ma ci sarà tempo per recuperare. Anche sui sottosegretari il magnifico rettore se la sta prendendo comoda, ma a quanto pare non c’è nessuno che si lamenta per il ritardo. Al contrario si comincia a diffondere in giro la leggenda che da quando c’è lui, lui Monti, i treni ricominciano ad arrivare in orario.

Miracolo, questo, della sospensione democratica che ci siamo dati.
Ma questo governo è stato messo lì per rimettere a posto i conti pubblici, per tagliare le spese, per non guardare in faccia nessuno e per fare quelle riforme che sono in lista di attesa da trent’anni, non per crogiolarsi del consenso di tutti. Si tratta di provvedimenti duri, che dovrebbero squinternare interessi stratificati che stanno lì più o meno dai tempi di Cicerone. Come farà Monti a non scontentare nessuno? Quasi viene la voglia di sentire qualcuno che comincia a lamentarsi di SuperMario: sembrava tanto un distinto signore... Forse per capire se il nuovo governo comincia a macinare qualcosa di concreto bisogna aspettare che qualcuno confonda SuperMario Monti con un calciatore bresciano che gioca a Manchester.