Governatore della carta straccia

Dall’alto delle 4mila tonnellate di rifiuti che tracimano allegramente per le strade del Napoletano e dei sette milioni di ecoballe che attendono quiete (e, nelle più ottimistiche previsioni, attenderanno ancora per anni) di essere smaltite; mentre in lontananza si odono i rumori degli scontri tra la polizia e quei disgraziati di Pianura che avevano creduto alle sue promesse e ora vedono riaprire la discarica dove dovevano sorgere parchi e campi di golf e impianti sportivi; il governatore della Campania Antonio Bassolino gira fieramente in tondo lo sguardo e annuncia: «Non mi dimetto». È stato sindaco di Napoli per due volte consecutive, è al secondo mandato come presidente della Regione, è stato per quattro anni commissario straordinario ai rifiuti, eppure pensa che quanto avviene non lo riguardi. O meglio: ammette, bontà sua, di aver fallito, ma subito dopo aggiunge che la colpa non può essergli addebitata. E all’immancabile camorra, che da 14 anni gli serve da paravento per coprire ogni sua mancanza, ora aggiunge due nuovi nemici: «Mi hanno bloccato vescovi e eco-fondamentalisti». Oplà: semplice, no?
E del resto, come dar torto a ’o governatore? Che cosa c’è di nuovo rispetto al 1997, quando fu trionfalmente rieletto sindaco con il 72,3% dei voti? O al 2000, quando si candidò per la Regione e vinse al primo turno con il 54,3%? O a due anni fa quando, subito dopo aver dato pessima prova di sé come commissario ai rifiuti, fu riconfermato addirittura con il 61,6%? Assolutamente nulla: si nuotava tra le immondizie allora come oggi. Eppure i campani fecero a gara per dimostrargli il loro affetto e verrebbe da dire: ma che se lo tengano. Lui e la puzza e la diossina e l’aumento (il 24 per cento!) di casi di tumore nelle aree invase dalla monnezza. E questo per limitarci a questo olezzante campo, trascurando tutti gli altri aspetti del bassoliniano sistema di potere e clientele che da tre lustri almeno avvolge la Campania.
Dunque, lasciamo che se lo godano finché non deciderà magnanimamente lui stesso di ritirarsi a vita privata?
Non proprio, perché il problema ormai è diventato nazionale. Perché tg e giornali di tutto il mondo parlano di Italia, mica solo di Napoli. Perché il milione di euro al giorno che si spende per smaltire in Germania la spazzatura campana viene anche (se non soprattutto) dalle nostre tasche. Perché anche da un punto di vista puramente «sportivo» va sanzionato uno che il 31 maggio proclama solennemente davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta: «In ottobre il termovalorizzatore di Acerra sarà in funzione» e poi non fa una piega quando «passata la festa, gabbato lo santo». O che il 3 agosto detta al giornalista: «Basta con i rifiuti per strada» e tre mesi dopo fa lo slalom in autoblù tra le montagne di schifezze senza provare neanche un briciolo di vergogna. O che a chi gli chiede conto del suo operato risponde impudente: «Io firmavo carte, ma non sapevo quali». Perché, in poche parole, c’è un limite all’indecenza.
Bassolino se ne deve andare. Deve dimettersi subito, oggi stesso, volenti o nolenti i suoi elettori campani. Ai quali ricordiamo brevemente alcune prodezze del loro «eroe» nei quattro anni in cui è stato commissario ai rifiuti, nei quattro anni, cioè, nei quali al presidente della Regione Campania sono stati dati poteri straordinari per risolvere un’emergenza rimasta tale dopo che sono già stati spesi 617 dei 900 milioni previsti. Come? È presto detto.
Il commissario Bassolino ha fatto assunzioni per 144 milioni di euro. Nel 2001, sono stati ingaggiati 2.400 lavoratori socialmente utili, poi assunti a tempo indeterminato, solo per la raccolta differenziata: i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Visto che gli assunti non bastavano, via con i consulenti: oltre due a settimana per un totale di 500 incarichi al costo di 9 milioni di euro, che arrivano addirittura a 28 comprendendo anche le convenzioni esterne. Non sono francamente riuscito a capire se in quest’ultimo capitolo rientrino oppure no i due studi universitari da oltre 450mila euro, secondo la Procura infilati in un cassetto e mai consultati, che costarono al prode Antonio una figuraccia in televisione. Davanti a Bernardo Iovine di Report, che lo incalzava, Bassolino disse di non saperne nulla e poi, quando credeva che le telecamere fossero tutte spente, investì il giornalista a male parole accusandolo di averlo messo in difficoltà: una scena imbarazzante, registrata e poi mandata in onda. Una prova d’arroganza tanto ben riuscita da sembrare la recita di un attore consumato.
Invece era tutto vero. Così come è vero che Bassolino ha moltiplicato gli stipendi per i dirigenti del commissariato (da 16mila euro a oltre un milione), che ha speso quasi 800mila euro per i telefoni e che ha creato un call center ambientale in cui 34 persone assunte a tempo indeterminato vengono pagate per rispondere dalle 3 alle 4 chiamate al giorno. Un lavoraccio. Che però i giudici non hanno apprezzato: il re del pattume stavolta non l’ha passata liscia ed è stato condannato a risarcire alla Regione 3,2 milioni di euro.
Un capitolo a parte merita il progetto Sirenetta, roba che se arriva alle orecchie della Disney una querela per diffamazione al governatore campano non gliela leva nessuno. Si trattava di questo: alla modica cifra di sei milioni di euro erano stati installati sui mezzi della nettezza urbana dei rilevatori satellitari, in modo da controllare il percorso dei rifiuti. Operazione abortita subito per la rivolta dei camionisti. Peccato perché, sebbene a caro prezzo, forse si sarebbe scoperto prima che ben 32 imprese contigue alla camorra erano impegnate nelle attività di stoccaggio e deposito delle ecoballe. Bassolino, che di camorra si riempie la bocca a ogni intervista, non se n’era accorto; al suo successore, il prefetto Catenacci, bastarono pochi giorni per liberarsene.
Capito adesso perché è urgente smaltire ’o governatore?
Massimo de’ Manzoni