Il governatore Formigoni impari dalla Libia

La notizia di ieri è che il presidente della Regione Lombardia rinuncia a fare il candidato premier. In realtà nessuno glielo aveva chiesto, né la cosa rientrava nel novero delle posibbilità concrete. Pendolo Formigoni: <a href="/interni/pendolo_formigoni_il_cav_lasci_anzi_no/26-08-2011/articolo-id=541916-page=0-comments=1" target="_blank">&quot;Il Cav lasci, anzi no&quot;</a>

Sul fronte del centrodestra la notizia di ieri è che Roberto Formigoni, presidente della Lombardia, rinuncia a fare il candidato premier. In realtà nessuno glielo aveva chiesto, né la cosa rientrava nel novero delle possibilità concrete. È stato lui stesso a togliersi dalla mischia di un ipotetico dopo Berlusconi, più che per scelta per smentire un paio di concetti che gli sono sfuggiti nottetempo parlando in una cena tra ciellini nel dopo Meeting e carpiti da un cronista di Repubblica .

Berlusconi deve andarsene entro la fine dell’anno, avrebbe detto Formigoni ai suoi amici non sapendo di essere ascoltato. Dopo ore di silenzioso imbarazzo è arrivata la precisazione: lunga vita al premier, io non sono così fesso da voler prendere il suo posto. Aggiungiamo noi maliziosamente: soprattutto se mi sgamano anzitempo. Perché in politica si può sbagliare quasi tutto, non i tempi. Bisogna che alcuni nostri politici imparino la lezione libica.

Per esempio, l’ambasciatore di Gheddafi in Italia ha mollato il capo in disgrazia una settimana dopo, non prima, che gli aerei della Nato avevano iniziato a bombardare Tripoli. Altrimenti si resta col cerino in mano. E si rischia di bruciarsi. Precisazioni a parte, l’incidente dimostra che Formigoni non è come i carabinieri «nei secoli fedeli». Legittimo, basta saperlo.