IL GOVERNATORE LOMBARDO 4 ROBERTO FORMIGONI

MilanoQualcuno ha fatto il suo nome come premier di transizione. Roberto Formigoni, presidente della Lombardia rieletto da pochi mesi, vede solo due scenari possibili: Berlusconi presidente del Consiglio o le elezioni anticipate con Berlusconi candidato premier.
Su quale ipotesi scommette?
«Si voterà a breve. Bisogna studiare una soluzione per votare già a gennaio o ai primi di febbraio. A quel punto è chiaro che Berlusconi è il nostro candidato».
E lei vorrebbe far parte del futuro governo Berlusconi, se venisse chiamato?
«Se Berlusconi chiama è evidente che ci vado a parlare e valuteremo insieme per il meglio. Ma io non chiedo di far parte del governo, ritengo che la soluzione migliore sia rimanere in Lombardia e mantenere l’impegno con gli elettori. Ha presente la canzone? Il mio posto è qui».
Che cosa accadrà se il Senato confermerà la fiducia al governo e la Camera gli voterà contro?
«Berlusconi si sta adoperando perché il governo abbia la fiducia in entrambi i rami del Parlamento e io mi auguro che accada. Se ci sarà un voto difforme tra Senato e Camera, se i finiani la spuntassero alla Camera, l’unica soluzione saranno le elezioni anticipate, senza neanche 24 ore di attesa».
Si sente di escludere qualsiasi governo tecnico?
«Governo tecnico vuol dire con una maggioranza diversa e con un programma diverso da quel che hanno votato gli elettori: è politicamente inaccettabile. Se poi il Senato voterà la fiducia al governo, diventerà anche numericamente impossibile».
Dopo Berlusconi, solo il voto?
«Il Berlusconi bis è escluso perché non lo vuole né lui né il Pdl né la Lega. Né è possibile un governo con un premier diverso da lui, nemmeno se viene scelto da lui. Il principio fondamentale è che oggi il governo lo scelgono gli elettori. Se va in crisi, la parola deve tornare agli elettori».
Nel Pdl si è acceso uno scontro su lealismo e presunti traditori. Lei che ne pensa?
«Non condivido le liste di proscrizione né il “fedeltometro”. Il Pdl è unito intorno a Berlusconi, non vedo traditori, invito tutti a evitare di conquistarsi galloni sul campo sparando addosso ai colleghi, perché questa rincorsa al giacobinismo è deleteria. Il Pdl è un partito moderato, non dobbiamo mai diventare un partito estremista né nell’impostazione politica né nei toni».
La Lega incalza con toni forti. Non condivide?
«Noi dobbiamo convincere sulla base dell’equilibrio delle proposte. Non abbiamo mai vinto alzando i toni. La novità di Berlusconi è sempre stata la sua capacità di infondere ottimismo e fiducia, di fare proposte che includono. Berlusconi ha messo insieme cattolici, laici, liberali, riformatori, il partito della maggioranza degli italiani. Questi sono i toni adatti alla nostra campagna elettorale, anche per riconquistare l’elettorato che potrebbe non votare».
Vede un rischio astensionismo?
«Certamente, lo dicono i sondaggi. Dobbiamo recuperare la parte dell’elettorato che è rimasta sconcertata da Fini e dai toni esasperati da inquisizione dentro il partito».
Teme la concorrenza dal terzo polo?
«Buona fortuna, tanti auguri al terzo polo ma non credo che avrà grandi fortune elettorali perché gli italiani si identificano con il bipolarismo, vogliono scelte nette e col bipolarismo sanno chi vince. Alla fine i moderati voteranno il centrodestra».
E l’ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini?
«Albertini è una delle nostre personalità più in vista. Mi auguro che rimanga con noi: il terzo polo non avrà fortune neanche a Milano».
Come valuta le accuse di Saviano sulla Lega e la mafia?
Mi sembra che abbia fatto l’ennesimo comizio in televisione mentre dovrebbe portare dati e fatti. Si è limitato a fare invettive».
Se si va al voto, che ne è delle richieste delle Regioni sulla finanziaria?
«Ci sono 5 o 6 miliardi da spendere, attenti che i tagli alle Regioni si riverberano poi sui Comuni e sui cittadini. Attenzione, amici del governo. Serve attenzione per il trasporto pubblico locale e i servizi sociali. Lancio un allarme a distesa, campane, campanoni e sirene verso Roma: il governo ci ascolti».