Il governatore Lombardo e quell’aneurisma fantasma quando rischiava la cella

Indagato per falso il medico che certificò la patologia cardiaca del governatore siciliano all’epoca in cui si profilava il suo arresto. E intanto la malattia è sparita. Cacciato dall'ospedale il primario che denunciò ai pm il referto anomalo

Se i pm di Catania si fidassero ciecamente dei miracoli di Sant’Agata si risparmierebbero un’inchiesta sulla guarigione prodigiosa del governatore siciliano Raffaele Lombardo, colpito da un misterioso aneurisma all’aorta, e sul medico che gliel’ha diagnosticato, sott’inchiesta per falso. Il prodigio giudiziario-sanitario si manifesta corpo il 12 maggio 2010 quando il quotidiano la Repubblica rivela che la procura etnea potrebbe chiedere a breve l’arresto del presidente della Regione a proposito dei presunti rapporti suoi (e del fratello) con esponenti di Cosa nostra. La notizia delle possibili manette viene smentita dalla Procura e sarà all’origine di uno scontro violentissimo all’interno degli uffici giudiziari catanesi anche perché un fascicolo per concorso esterno in associazione mafiosa a carico di Raffaele Lombardo e di suo fratello Angelo, esiste davvero, anche se dopo qualche tempo i pm che l’hanno ereditato tra durissime polemiche chiederanno l’archiviazione disponendo, invece, il giudizio immediato per il solo reato di corruzione elettorale.

Fatto sta che cinque giorni dopo la devastante e dettagliata indiscrezione del quotidiano di Largo Fochetti, e cioè il 17 maggio, il governatore entra all’ospedale Cannizzaro dove si fa visitare dal dottor Giuseppe D'Arrigo. Ne esce con una cartella clinica che parla di «aneurisma all’aorta», una patologia che salverebbe Lombardo dalla galera. La perizia è firmata dal solo D’Arrigo perché il primario del nosocomio, Alberto Lomeo, fiuta puzza di bruciato e si rifiuta di vistarla. Quello stesso giorno, malgrado lo stress e le preoccupazioni per il suo stato di salute, Lombardo riesce a volare a Roma e partecipare alla diretta de L’Infedele di Gad Lerner, dove discetta di Nord e Sud e di Italia unita. Passa qualche mese e nella storia mettono il naso un agguerrito free press locale, Sud, e il sito d’informazione online LiveSicilia. Scoprono che Lomeo, il 13 luglio 2010, ha scritto ai quattro pm titolari dell’indagine su Lombardo esprimendo più di un dubbio sulla bontà della diagnosi, a suo dire non compatibile con le «effettive condizioni del paziente» considerando che una precedente cartella clinica di Lombardo, risalente al 23 gennaio 2010, attestava l’ottimo stato di salute del governatore.

In quelle calde giornate siciliane, il primario del «Cannizzaro» non scrive solo ai magistrati, ma anche al manager dell’ospedale, Francesco Poli (nominato proprio dal governo Lombardo) per informarlo della vicenda. Poli risponde avviando nei suoi confronti una procedura di licenziamento, tuttora in corso, essendo venuto meno (sic!) il rapporto di fiducia con la struttura ospedaliera. Intanto Lombardo reagisce rabbioso, querela il free press e invita la procura a vederci chiaro sulla fuga di notizie. Detto, fatto. Scatta una perquisizione in redazione. Parallelamente vien fuori che nell’agosto 2010, Lombardo si è nuovamente sottoposto a visita medica e, miracolo, il presunto aneurisma all’aorta è svanito. Il presidente della Regione, nel frattempo, decide di investire del caso anche il Garante della privacy che, salomonicamente, se la cava con un verdetto che non scontenta nessuno. Si poteva pubblicare il referto medico sull’aneurisma all’aorta, perché il servizio poteva «ragionevolmente considerarsi di rilievo pubblico», ma non si poteva divulgare il referto dell’esame ecocardio.

Il «miracolato» Lombardo decide comunque di fare causa al giornale e chiedere cinque milioni di euro di danni, ma il Tribunale gli dà torto. Arriviamo così a fine 2011, quando la Procura di Catania - che fino a poche settimane prima aveva tenuto aperto il fascicolo a carico di ignoti - decide di iscrivere nel registro degli indagati per falso ideologico del pubblico ufficiale il firmatario della presunta perizia falsa. Il medico si difende e assicura di aver agito nel rispetto dei protocolli e delle procedure, e di aver diagnosticato al paziente/politico non un aneurisma ma una semplice «ectasia aortica». Che permette al politico/paziente «di svolgere una normale attività fisica e di relazione». Il mistero dell’aneurisma perduto continua…
(ha collaborato Simone Di Meo)