Il governatore di Nassirya: «Ritiro graduale degli italiani»

Ancora scontri: 4 americani uccisi a Ramadi. A Bassora alta tensione con gli inglesi

Luca Bordoni

«Siamo impegnati nel garantire con tutte le nostre forze la pace in questa provincia e la presenza militare italiana costituisce la base per la stabilità futura». Lo ha dichiarato ieri il governatore di Nassirya, Aziz Kadum Aluan Al Aghely, in visita ufficiale a Roma. Il tema principale affrontato da Al Aghely con il sottosegretario alla Difesa, Filippo Berselli, è stato il ritiro del contingente italiano in Irak. «È ancora presto», ha detto il governatore, per un rientro completo degli uomini della missione Antica Babilonia perché, se avvenisse ora, «lascerebbero un vuoto pericoloso». L’iracheno non ha comunque escluso, poiché «ci sono le condizioni», un parziale ritiro «entro l’anno».
Berselli ha detto che Al Aghely ha parlato in termini molto positivi dei rapporti tra la popolazione di Nassirya e gli italiani. «La nostra posizione - ha precisato il sottosegretario - è stata chiara fin dall’inizio. Siamo intervenuti in Irak per aiutare il popolo di questo Paese, non certo come forza di occupazione, e ce ne andremo quando il governo iracheno riterrà conclusa la nostra missione. Di sicuro non resteremo un giorno di più. In ogni caso il ritiro delle truppe sarà sempre graduale, e concordato tra la parti, proprio per non lasciare quel vuoto di sicurezza che tanto preoccupa il governatore di Nassirya».
La zona di Nassirya è oggi relativamente tranquilla rispetto al resto del Paese, dove continuano attentati e combattimenti. L'ambasciata statunitense a Bagdad ha reso nota l’uccisione di nove americani negli ultimi due giorni, tra cui quella di quattro soldati morti ieri in due attentati a Ramadi.
Cresce intanto la polemica sul comportamento delle truppe inglesi, intervenute lunedì a Bassora con carri armati per liberare due soldati britannici in missione, che erano stati arrestati dalla polizia per avere aperto il fuoco e forzato un posto di blocco.