Il Governatore resiste: «Coscienza a posto»

Martedì riunione del Consiglio superiore di Bankitalia ma nell’ordine del giorno non si parlerà del futuro del banchiere. Il sindacato scettico: «Non se ne andrà»

Gian Battista Bozzo

da Roma

Via vai intenso, ieri mattina, nello studio di Antonio Fazio a Palazzo Koch. Ma chi pensi a frenetiche consultazioni, a documenti gettati nel tritacarte, o alla pianificazione di disperate controffensive, ebbene si sbaglia: e di grosso. L’unica, e importante, novità della giornata di ieri in via Nazionale 91 è la diffusione di una nota scritta da parte della banca centrale. Vi si legge che «il governatore ha avuto notizia soltanto dai giornali dell’iscrizione del suo nome nel registro degli indagati da parte della Procura di Milano. Non avendo ricevuto alcun avviso, non può né confermare né smentire la notizia. Il governatore - aggiunge la nota - intende sin d’ora però affermare con assoluta sicurezza di avere sempre operato nel rispetto della legge e di essere assolutamente tranquillo con la sua coscienza». Fazio si dice inoltre a disposizione dei magistrati, «per fornire ogni chiarimento in merito alla vicenda di cui i giornali hanno parlato».
Fazio è dunque tranquillo, sicuro di essere nel giusto. Lo conferma il suo avvocato, Franco Coppi. Le parole del premier Berlusconi, le ipotesi di emendamenti pericolosissimi (per lui) alla legge sul risparmio, un fronte parlamentare compatto nel chiedere le sue dimissioni, la possibile indagine della Bce sui regali ricevuti da Gianpiero Fiorani, nulla di tutto questo sembra intaccare il guscio corazzato del governatore. Passo indietro «neppure a parlarne», dicono suoi fidati collaboratori. L’atmosfera nei silenziosi corridoi di Palazzo Koch è irreale: tutti aspettano qualcosa che Fazio non prende neppure in considerazione.
E mentre dai palazzi della politica si leva unanime il coro «dimissioni, dimissioni», lui, il governatore, che cosa fa? Riceve alcuni organizzatori del convegno annuale del Forex e degli altri operatori finanziari per pianificare l’evento che si svolgerà a Cagliari nel primo fine settimana di marzo. Così, qualcuno dei presenti racconta alla Reuters di un Fazio sereno, affabile, persino scherzoso quando, ricevendo un piccolo dono, dice: «Certo, avete un bel coraggio ad offrirmi un regalo in un momento come questo...». Il governatore ha naturalmente confermato la sua presenza al convegno, dove tradizionalmente il «numero uno» di Bankitalia tiene una relazione ufficiale sull’andamento dei mercati e dell’economia, aggiungendo di non poter partecipare alla cena della vigilia per un concomitante impegno a Francoforte. Fazio si sarebbe informato del luogo in cui si terrà la manifestazione (dovrebbe essere la Fiera di Cagliari), e persino delle manifestazioni collaterali.
Discorsi di assoluta normalità, inconcepibili per un uomo che stesse pensando a dimissioni imminenti. A chi ha chiesto commenti sulle voci in proposito, gli uomini di Bankitalia hanno risposto senza esitazioni: «Stupidaggini». Né la presenza, sempre ieri mattina, del consigliere anziano Paolo Emilio Ferreri nello studio del governatore può in alcun modo suggerire prossime scene da Gran Consiglio. L’ordine del giorno del prossimo consiglio superiore della Banca, martedì prossimo, non prevede che si parli del caso Fazio. Lo stesso Ferreri conferma d’aver visto il governatore, d’averlo trovato perfettamente tranquillo, aggiungendo che le voci di dimissioni «non hanno alcun senso comune». E che il governatore non pensi alle dimissioni l’assicurano persino i sindacati interni di Bankitalia, da tempo in agitazione.
La corazza di Fazio tiene. Avrebbe provato a scalfirla, nel corso di un colloquio, persino il cardinale Giovanni Battista Re, importante prefetto per la Congregazione dei vescovi. Ma finora tutti i tentativi di indurre il governatore al passo indietro non hanno sortito alcun successo. La domanda che molti si fanno è se potrà tenere a lungo la struttura della banca centrale, soprattutto dopo il terremoto che ha investito la Vigilanza. Il Direttorio non ha mai dato segni di cedimento. Ed anche i funzionari generali - che pure la pensano ognuno a suo modo - hanno scrupolosamente rispettato le consegne. Per il governatore, questo basta e avanza. «È forse Fazio impedito nelle sue funzioni? Forse non è in grado di firmare i documenti, di provvedere alla gestione della banca? Allora, perché mai dovrebbe lasciare»? Le domande retoriche di persone vicine al governatore lasciano pochi dubbi sul fatto che, ora come ora, Antonio Fazio - oltre che «sereno e assolutamente certo di aver sempre operato nel rispetto della legge» - è anche assolutamente determinato a resistere nella ridotta del suo personale Forte Alamo.