Il governatore ricandidato

Dunque Roberto Formigoni è il candidato ufficiale del Popolo della libertà alle elezioni regionali della Lombardia del 2010. Viste le candidature, spesso deboli (eufemismo gentile), molte volte inguardabili, che circolano nel Pdl, non c’è che da rallegrarsi, e molto. Siccome, però, è un fenomeno unico, perché si tratta della quarta candidatura che, nel caso di vittoria, porterà il Formigoni medesimo a governare per vent’anni la Regione più ricca e più importante d’Italia, merita che si dicano un po’ di cose.
E allora, prima di tutto chiediamoci: ma il Formigoni non poteva fare altro? Non era pensabile per lui un ruolo nazionale? L’uomo non credo che avrebbe disdegnato. L’uomo aveva tutte le caratteristiche per farlo, considerato in sé e per sé senza paragoni. Se poi lo si confronta con chi ha ruoli nazionali, allora le caratteristiche crescono a dismisura. Ha cultura, crede nella possibilità di una rivoluzione liberale dell’Italia, le sue riforme sono state all’insegna di questa convinzione, la macchina amministrativa è stata resa efficiente. Certo tutto migliorabile. Anche tenendo conto della sua cultura di provenienza non è un santo né è dotato di particolari poteri taumaturgici, almeno per quanto ci risulta, né sono stati rinvenuti miracoli ad opera del medesimo.
Si tratta più semplicemente di riscontrare un’indubbia coerenza all’interno della sua opera di governo all’insegna dei contenuti del ’94: non si tratta di una lode a tutto il suo operato, ma del riscontro che - nell’accordo e nel disaccordo con quello che ha fatto - non si può negare che ci sia un filo logico che lega il suo operato. Vi sembra poco? Cultura, linea politica, riforme conseguenti. Nel Pdl è già difficile trovarle separate nei diversi soggetti, figuratevi unite. Lasciamo stare le sue capacità comunicative e politiche di tenere insieme la coalizione perché sono sotto gli occhi di tutti.
Detto questo, perché avendo queste doti non è assurto (non assunto, vedi sopra le sue origini religiose) a ruoli nazionali? La risposta immediata e neanche troppo ingenua potrebbe essere: proprio per questo. Ai politici piace più la luce che l’ombra e il Formigoni avrebbe potuto farne, ad alcuni. Ma siamo sotto Natale, lasciamo perdere le malvagità e le malignità, anche se sono vere. Siamo buoni, come ricorda sovente il direttore di questo Giornale.
Qualcuno ha anche sostenuto che il matrimonio con Berlusconi sia un matrimonio d’interesse e non d’amore e che i due non si prendano poi così tanto. Evitando i lettini psicanalitici, in politica contano i fatti, non le pratiche introspettive. I fatti sono che, ad oggi, Formigoni rimane in Lombardia e, secondo chi scrive, è un gran bene. Vediamo perché. La Lombardia, lo abbiamo ricordato sopra, è la Regione più importante d’Italia: se va bene la Lombardia, va meglio anche l’Italia essendo che qui si produce il 22% del Pil nazionale. Non ci possiamo permettere di scherzare con candidatini o candidatucci. L’Italia ha bisogno di una Lombardia che corra, non che cammini. Silvio Berlusconi - e il Pdl, da un altro punto di vista -, ha bisogno della stessa cosa, anche se ristretta agli interessi della coalizione e del partito. Insomma, in altre parole: poteva permettersi, Berlusconi, oggi, con tutto il caos che c’è in giro, di non puntare su un uomo ultra sicuro? No. Punto e capo. Fine delle trasmissioni.
Poi c’è anche dell’altro. In un momento dove, a livello nazionale, ci sono difficoltà oggettive a portare avanti le riforme, qui in Lombardia sono possibili e, di fatto, ne sono state attuate. Prendete la sanità. Naturalmente i cittadini lombardi la vorrebbero migliore. Certamente hanno ragione ma dove ce n’è una migliore? Stiamo parlando dell’Italia, naturalmente. Dove è stata riconosciuta ai cittadini la libertà di cura che qui - pur migliorabile - c’è? Una riforma che va nel senso della rivoluzione liberale auspicata e che mette in condizione i più svantaggiati di scegliere da chi e dove farsi curare? La Rosy Bindi ne parla male e questo è senz’altro un bene perché ne dimostra, come si diceva nella filosofia medioevale, la bontà a contrariis, cioè proprio affermando il contrario di ciò che è.
Sarebbe il caso che alcune riforme lombarde diventassero, nel centrodestra, modelli di riforme nazionali e qui Formigoni è stato debole, dovrebbe fare di più così come ha fatto bene nella sua attività di ambasciatore della Lombardia a livello internazionale. Questo potrebbe dargli, nei fatti, quel ruolo nazionale che potrebbe ben svolgere e di cui godrebbe certamente la Regione che governa. E questo farebbe un gran bene anche al centrodestra e al dibattito nazionale che ormai non va al di sopra delle mutande, quando non dentro le medesime. E che, a volte, circola intorno a Spatuzza e ci fa perdere un tempo prezioso che non abbiamo assolutamente.