«Con il governatore in sella per il Pd la Campania è persa»

Anche Veltroni lo sa, per questo ha fatto capire che gradiva le dimissioni

da Roma

Nicola Piepoli, quanti consensi elettorali costerà Bassolino al Partito democratico?
«Al momento posso dire che la Campania è una regione abbastanza in bilico. E che in questo momento è ancora più a rischio per la sinistra. Ma tra questa valutazione personale e un risultato preciso c’è un abisso».
Da esperto sondaggista, si sarà fatto un’idea di come i campani potrebbero accogliere le mancate dimissioni del governatore e, più in generale, di quanto pesi in termini di voti alle elezioni politiche l’emergenza rifiuti...
«Quando ho sentito la notizia al telegiornale mi è dispiaciuto per il Pd. Diciamo che la Campania, a questo punto, la considererei perduta per loro».
Visto il pressing su Bassolino, anche Veltroni sembra essere della sua stessa opinione. È stata una mossa giusta quella di chiedere a Bassolino di farsi da parte?
«Certo. Anche loro lavorano con istituti di prestigio e fama. Tra istituti seri e concorrenti i risultati non sono dissimili. Sanno valutare le cose in tempo reale, anche se la vicenda di Bassolino ormai è incancrenita. Già 15 giorni fa aveva detto che non si sarebbe dimesso».
C’è un’altra questione aperta per il Pd ed è quella dei cattolici. L’inclusione dei radicali gli farà perdere consensi?
«Il Pd è a maggioranza laica. Se nell’elettorato generale i cattolici sono un terzo, nel Partito democratico sono poco più del 25 per cento. Una presenza comunque forte e maggiore rispetto a quella dell’Arcobaleno dove i cattolici sono pochi».
Quindi Veltroni sta rischiando?
«L’elettorato cattolico va rispettato. Lo sapeva persino Mussolini. Non mi pare che Veltroni li abbia rispettati con l’ingresso del Partito radicale nel Pd».
Quindi sta sbagliando?
«Non lo so. So però che un capo deve rispettare tutte le anime di un partito. Può darsi quindi che stia pensando di recuperare voti dalla sinistra estrema. Il marketing dice: dove sei forte diventa più forte. Applicato al nostro caso, se l’elettorato cattolico del Pd è debole può darsi che la scelta di Veltroni si riveli corretta, se invece i credenti del centrosinistra sono forti, allora la decisione di includere i radicali potrebbe rivelarsi sbagliata».
Non vi siete già fatti un’idea di come stiano reagendo i cattolici del Pd alle novità?
«Dai sondaggi motivazionali ci risulta che il bacino del voto cattolico per il Pd si sia inaridito. I voti dei credenti non sono diminuiti, ma nemmeno aumentati. Il Popolo delle libertà però ha fatto un errore, più grave di quello di Veltroni, cancellando il simbolo di An».
C’è stato un balzo nei consensi a favore del Pd, come dice Veltroni?
«Stanno sicuramente aumentando, ma gli servirebbero 120 giorni di campagna elettorale, non 43. Da come si sta muovendo penso che Veltroni abbia messo al lavoro un team di cervelli. Però l’Italia è come una petroliera alla quale servono cinque miglia per girare. Non si può invertire una tendenza da un giorno all’altro».
Quindi sono sforzi inutili quelli del Pd?
«Avrebbe bisogno di un colpo di testa se vuole crescere. Ma in questo momento non ne vedo».
Come andrà a finire?
«Tutte queste informazioni che girano in questi giorni si basano su mille interviste a settimana e quindi sono abbastanza aleatorie. Quando partiremo con 5.000 interviste, a partire dalla prossima settimana, il quadro sarà più chiaro».