GOVERNATORE

Spesso, molto spesso, le considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia hanno avuto l’aspetto di una pagella - per lo più severa - nei confronti del governo in carica. Qualche apertura di credito iniziale quasi sempre si è trasformata, uno o due anni più tardi, in una «strigliata» se non in una vera e propria reprimenda. Stavolta vogliamo sperare che non sia così. Un po’ perché lo stile asciutto di Mario Draghi mal si concilia con la retorica rétro delle occasioni perdute. Ma soprattutto perché, proprio in una situazione economica non felice, caratterizzata da inquietudini globali che vanno dal caro-petrolio ai prezzi proibitivi dei prodotti alimentari, oggi è la politica che può fare la differenza.
Come ha ricordato Emma Marcegaglia non più tardi di una settimana fa, la stabilità del quadro politico mette l’Italia nelle condizioni - finalmente - di fare. Non più di auspicare, di sperare, al massimo di tentare. Oggi è possibile fare. Dal governatore della Banca d’Italia aspettiamo perciò indicazioni operative. Dica dove e come incidere nel corpaccione invecchiato e ingrassato del nostro Paese. Dica al governo di proseguire nella strada appena incominciata della detassazione, con l’intervento sugli straordinari, e dello sfoltimento burocratico. Dica alle imprese di investire di più, di modernizzare il tessuto produttivo nazionale. Dica ai sindacati di scrollarsi di dosso la forfora degli anni Ottanta e Novanta, riformando istituti inadatti ai tempi: dalla attuale forma dei contratti di lavoro alla «concertazione» formale, priva di contenuti. Ricordi loro che solo la flessibilità ha consentito la creazione di posti di lavoro in anni di bassa crescita. Dica alle banche di assecondare la crescita dell’economia, ma senza scordare che la risorsa più preziosa per il credito sono i risparmiatori: li trattino meglio. Dica ai superpagati manager dell’impresa e della finanza che esiste ancora una relazione fra le retribuzioni e i risultati.
Chieda con forza le liberalizzazioni, le privatizzazioni, le norme di legge che - aumentando la concorrenza ancora scarsa in settori vitali - devono andare a vantaggio dei cittadini consumatori. Scuota il mondo della scuola, oggi inadeguato a formare i ragazzi che fra qualche anno entreranno nel mondo del lavoro. Batta un colpo, governatore. Se non ora, quando?