Il governo adesso è spaventato: ma faremo di tutto per liberarlo

Prodi si dice speranzoso, Rutelli preoccupato. E Giordano si mette coi soldati

da Roma

Daniele Mastrogiacomo non è una spia, occorre liberarlo con ogni mezzo, ma «non ci siano strumentalizzazioni» sul suo rapimento in vista del voto della missione in Afghanistan. Questa la posizione della maggioranza, mentre partono le manifestazioni chiedere il rilascio dell’inviato di Repubblica rapito dai talebani. La prima oggi, al Campidoglio.
Anche da Rifondazione si sottolinea come il rapimento del giornalista non deve in alcun modo influire sul voto: «Ai soldati che rischiano la vita dobbiamo far sentire il nostro calore e il nostro appoggio», dice il segretario del Prc Franco Giordano.
La liberazione dell’ostaggio prima di tutto, sostengono i leader del dì centrosinistra. Ma occorre continuare il lavoro alle Camere per il rinnovo della missione afghana senza lasciarsi influenzare dagli eventi, si aggiunge: «La liberazione di Mastrogiacomo - ha sottolineato ieri anche Piero Fassino - non può divenire l’occasione strumentale per mettere in discussione il nostro impegno in Afghanistan. Un Paese dove è evidente che la situazione è difficile e complessa e richiede una riflessione».
Da parte di tutti è necessario un sostegno a «tutte le iniziative che il governo sta assumendo per ottenere la sua liberazione e restituitelo alla sua famiglia e al suo giornale», ha sottolineato il segretario dei ds.
Se con il governo Berlusconi era Gianni Letta a cucire la collaborazione tra maggioranza e opposizione nel caso di sequestri di connazionali, è ora il nipote Enrico, sottosegretario alla presidenza del consiglio, ad aggiornare i giornalisti sulle novità da Kabul. Ma ieri non c'era nessun aggiornamento ufficiale, se si esclude l’atteggiamento «speranzoso» di Romano Prodi, come ha riferito Letta, sulle «iniziative del governo» perché la vicenda «vada a buon fine». Del caso Mastrogiacomo si è parlato anche in consiglio dei ministri, dove Prodi ha espresso tutta la «sua preoccupazione» e la sua «solidarietà».
La vicenda «ci preoccupa molto», ha detto anche il vicepremier Francesco Rutelli, compagno di scuola di Mastrogiacomo. Il governo «non risparmierà alcuno sforzo», perché la vicenda «si concluda positivamente». È «evidente», secondo il presidente della Camera Fausto Bertinotti, che lo «scenario in Afghanistan sta diventando sempre più preoccupante». «Eviterei strumentalizzazioni inutili», ha avvertito, invece, anche dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio.
Il sindaco di Roma Walter Veltroni ha organizzato per oggi una manifestazione in Campidoglio per chiedere la liberazione del giornalista di Repubblica. Parteciperà la Fnsi, la federazione nazionale della stampa. E una liberazione «immediata e senza condizioni» viene chiesta anche dalla federazione internazionale dei giornalisti.
Il vice ministro degli Esteri Ugo Intini ha espresso la sua solidarietà a Mastrogiacomo smentendo ogni ipotesi che sia una spia. E così ha fatto chi ha conosciuto l’inviato del quotidiano in privato o sul lavoro: «È un professionista conosciuto e rispettato. Spero che la dichiarazione attribuita ai talebani non ci sia e, se ci fosse, tutti sappiamo che sarebbe falsa», dice Intini. E Antonio Polito, senatore della Margherita e giornalista, aggiunge: «Ho lavorato per tanti anni con Daniele Mastrogiacomo lui e so bene, come tutti i suoi colleghi, che Daniele è semplicemente un giornalista, e della migliore pasta: di quelli che non si accontentano dei comunicati stampa e vogliono sempre verificare di persona».