Governo in allarme. Berlusconi: reagiremo

RomaA Palazzo Grazioli è ormai scattato l’allarme rosso. Perché - spiega Berlusconi durante un pranzo con Letta, Tremonti, Scajola, Alfano, Fitto e Ghedini - gli ultimi sondaggi dicono che «dopo l’inchiesta sulla Protezione civile abbiamo perso un punto». Serve, insomma, un rapido cambio di rotta per rispondere all’ultimo «affondo delle Procure», dietro il quale il Cavaliere è convinto via sia una vera e propria «cabina di regia» che ormai da un anno pianifica le diverse «campagne giudiziarie».
Una risposta che deve arrivare su diversi piani. In primo luogo è necessario un segnale sul fronte dell’azione di governo. Rivolgendosi a Scajola e Tremonti, infatti, il premier sottolinea la necessità di un provvedimento d’impatto in materia fiscale già prima del voto di fine marzo. Un modo per dare carburante a una campagna elettorale che parte con l’handicap dell’inchiesta su Bertolaso. I due ministri, però, fanno più volte presente che i vincoli di bilancio sono stringenti: «Silvio, di soldi non ce ne sono». Così, per il momento quel che si è messo in cantiere è un decreto che sta preparando Scajola che prevede incentivi e sostegni per alcune centinaia di milioni di euro in diversi settori (resta esclusa l’auto). Anche se, assicura chi ha parlato con Berlusconi nel pomeriggio, «sulla misura spot il premier tornerà presto alla carica».
D’altra parte, il Cavaliere è convinto che «l’aggressione mediatico-giudiziaria andrà avanti» almeno fino al voto. E si attende sorprese a breve, dall’inchiesta di Firenze o magari da quella di Milano che ha coinvolto il consigliere comunale Pennisi. Oppure da L’Aquila. Tanto che i rumors continuano a raccontare di un imminente coinvolgimento dello stesso Letta. Per questo nei suoi colloqui privati Berlusconi punta il dito sulla «vergogna» delle intercettazioni pubblicate dai giornali. Uno «stillicidio» che serve solo a «mettere alla gogna» persone che non hanno commesso alcun reato. Due le strade da battere per «rispondere anche dal punto di vista mediatico». Intanto riprendere in mano il ddl sulle intercettazioni fermo al Senato che prevede un giro di vite su ascolti e pubblicazioni. Il premier è infatti dell’idea che debba essere approvato rapidamente e senza modifiche, se necessario anche «blindando» il testo in modo da evitare che il provvedimento torni alla Camera. «Così - spiega durante il pranzo - avremmo comunque un punto fermo da cui partire». Concetto ribadito a cena a una quindicina di senatori del Pdl, tra cui il capogruppo Gasparri e il vice Quagliariello. Seconda strada, invece, è quella di rivedere in senso «più liberale» le norme sulla par condicio. Il Cavaliere avrebbe già dato il suo via libera e la questione sarà affrontata martedì in commissione di Vigilanza.
Ma Berlusconi è alle prese anche con le vicende interne al partito e con la querelle sulle regionali. Che qualche mal di pancia inizi a farsi sentire dentro il Pdl lo certifica una insolita cena che si è tenuta proprio ieri sera al ristorante «La strega». Una decina di parlamentari - tra cui Frattini (che nel tardo pomeriggio è stato quasi un’ora dal premier), Stracquadanio, Bertolini, Biancofiore, Calabria, Moles, Tortoli, Pelino, Giuliani e Bergamini - si sono riuniti davanti a una pizza per provare a contrastare la «deriva del partito carismatico in partito tradizionale». Non piace, insomma, il tentativo di fare del Pdl un «apparato burocratico» non più legato alla figura del leader. Un gruppo che qualcuno già chiama «Task Force Italia», che si guarda bene dal definirsi una «corrente» ma si ripromette di essere una «rete di connessione» con l’obbiettivo di fare attività di lobby alla Camera.
Sul fronte regionali, invece, Berlusconi è deciso a seguire con attenzione la composizione delle liste. «Tutti i casi più delicati - spiega La Russa - saranno esaminati e valutati dall’ufficio di presidenza del Pdl». Con la Campania in prima fila, visto che pare ormai in via di soluzione la questione dell’alleanza con l’Udc. Se è vero, infatti, che con Cosentino il premier non ha nascosto le sue perplessità sui centristi, ormai a livello locale l’intesa è siglata al punto che i tre quarti delle liste sono già pronte (ieri Cesa ha sentito diversi dirigenti campani del Pdl). E in Campania il controllo sarà ancora più rigoroso, visto che si è deciso d’istituire una sorta di triumvirato che funga da gran giurì. Saranno Bocchino, l’ex magistrato Giuliano e la De Girolamo a valutare le candidature spulciando i casellari giudiziari. A rischio, dunque, la riconferma di Diodato e Passariello, indagati con l’accusa di aver fatto figurare residenze fittizie per gonfiare i rimborsi chilometrici della Regione.