Il governo alza la diga sul Mose di Venezia e sul Ponte di Messina

Letta: lavori in laguna avanti fino a ottobre. Ma il Dpef taglia i fondi necessari e la maxiopera sullo Stretto

Gian Maria De Francesco

da Roma

Le grandi opere del governo Berlusconi sono state mandate in soffitta dal governo dell’Unione. Ieri la commissione Ambiente del Senato ha decretato la sospensione temporanea dei lavori del Mose di Venezia. Il sistema di dighe mobili sulla Laguna è stato salvato «in calcio d’angolo» da Palazzo Chigi, almeno per due mesi. Nell’allegato al Dpef sulle priorità infrastrutturali presentato dal ministro Di Pietro a Palazzo Madama, invece, non è presente accenno alcuno al Ponte sullo Stretto. Una retromarcia ambientalista su tutti i fronti.
Mose semi-affondato. L’approvazione in commissione Ambiente al Senato di una proposta di risoluzione avanzata dal verde Edo Ronchi ha temporaneamente affossato la realizzazione del Mose a Venezia. Oltre alla sospensione dei lavori la proposta invita il governo ad «avviare una verifica tecnica delle proposte di revisione progettuale degli interventi alle bocche di porto, avanzate dal Comune di Venezia» e a «procedere a una verifica dei finanziamenti». Il provvedimento è stato salutato con giubilo dai pasdaran ambientalisti della commissione. A partire dallo stesso Ronchi. «Fare meglio spendendo meno è una scelta culturale del governo dell’Unione», ha dichiarato il senatore. Entusiasta del progetto anche il presidente dell’organismo parlamentare, Tommaso Sodano di Rifondazione. «L’impatto dei lavori sulle bocche di porto - ha detto - è pesante». L’ex ministro dell’Ambiente, Altero Matteoli (An), ha osservato con sconforto «un altro stop annunciato a una grande opera necessaria» che potrebbe costare fino a 1,5 miliardi di euro. Poi in serata l’ennesima retromarcia della maggioranza su un suo provvedimento. Il Comitato per la salvaguardia di Venezia, presieduto dal premier Prodi e al quale hanno partecipato tra gli altri i ministri Di Pietro e Pecoraro Scanio, e il sindaco del capoluogo Cacciari, ha optato per «una verifica di due mesi per le opere alternative al Mose». Nel frattempo, ha spiegato il sottosegretario Enrico Letta, «i lavori andranno avanti secondo la programmazione finora immaginata». Inoltre è stato deciso di trasferire 40-50 milioni dei 380 stanziati dal Cipe per il Mose al finanziamento della legge speciale per Venezia. Un espediente per guadagnare tempo. Scontenti il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, e il sindaco-filosofo Massimo Cacciari da sempre contrari al sistema di dighe. «Avrei preferito - ha detto Pecoraro - una sospensione cautelativa. Come ministro ho chiesto che nella fase di verifica non vi siano lavori irreversibili». La decisione del Comitato è «non chiara», ha concluso Cacciari.
Il Ponte non c’è più. L’allegato al Dpef presentato dal ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, sulle opere pubbliche prioritarie è indicativo di due precise volontà. Nessun accenno al Ponte sullo Stretto ed esclusione dei 2,6 miliardi necessari per completare il Mose dal novero dei fabbisogni finanziari delle opere cantierate. Eppure nell’introduzione al corposo documento il ministro fa sapere di voler agire «nell’ottica del buon padre di famiglia». Ma fra risorse necessarie per gli interventi fino al 2011 (3,22 miliardi) e quelle per i progetti da realizzare oltre tale data (11,15 miliardi) nel catalogo delle buone intenzioni si scorgono hub portuali, interportuali e aeroportuali senza nessun riferimento alla grande opera che unirebbe la Sicilia all’Europa. Il mancato riferimento non è casuale e ufficializza ciò che il programma dell’Unione aveva preannunciato: il Ponte non si farà. Forza Italia ha difeso il progetto del governo Berlusconi. «Un’iniziativa politicamente miope», ha tuonato l’ex ministro Enrico La Loggia.