Un governo amico del Nord ma non troppo

Ultime dal governo «amico del Nord». Dopo aver doverosamente impegnato tante risorse e tanto tempo per tirare fuori Napoli dalla sua monnezza. Ma anche dopo aver concesso a Roma e Catania - e solo a loro - di pagare con i soldi dei contribuenti i debiti accumulati in anni di gestione allegra. Dopo aver riservato a «Roma Capitale» privilegi finanziari e normativi senza precedenti. Dopo aver illuso Milano, la Lombardia e il Nord sulla vicenda Alitalia-Malpensa. Dopo aver lasciato passare otto mesi senza mettere in moto la macchina gestionale e finanziaria dell'Expo del 2015 che ora è a rischio. Insomma, dopo questo trattamento di favore alla parte produttiva del Paese (dove il centrodestra raccoglie la maggior parte dei suoi voti) e al principio del merito, ecco la ciliegina sulla torta. Nel decreto anti-crisi il governo «amico del Nord» concede a Roma e solo a Roma un altro sfacciato privilegio finanziario: quello di tenere gli investimenti in infrastrutture fuori dal «patto di stabilità», quel vincolo imposto dall'Europa che pone un tetto alle spese di qualsiasi natura delle amministrazioni pubbliche. Vincolo che ora non vale per Roma e solo per Roma che, se vuole costruire metropolitane, cavalcavia o sottopassi, può spendere quanto vuole. Vincolo che continua a valere per tutti gli altri comuni, senza distinzioni fra amministrazioni virtuose e spendaccione, compresa la Milano dell'Expo e coi conti in ordine. E la Lega? Come si comporta il partito difensore degli interessi del Nord ? Mugugna, alza la voce, muove un po' di polverone, fa «ammuina» come i marinai delle navi di Franceschiello ma poi si cheta per non compromettere l'agognato federalismo fiscale. Giustifica, quel miraggio, tanti schiaffi a Milano, alla Lombardia e al Nord? Se sì, sarebbe bene che qualcuno ce ne spiegasse meglio i vantaggi. Per ora ci teniamo gli schiaffi.