Governo ancora battuto Il Polo rilancia la sfida: «Serve una nuova fase»

Il Cavaliere: meno barricate, così facciamo esplodere le loro contraddizioni

Adalberto Signore

da Roma

Berlusconi, Fini e, in ordine rigorosamente temporale, Casini. Il primo a dare la sua «disponibilità al dialogo», il secondo a offrire al governo un «patto sulla Finanziaria» e il terzo a ipotizzare per l’opposizione «una fase nuova della politica italiana». Aperture arrivate tutte in meno di ventiquattrore, una dopo l’altra quasi i tre leader della Cdl stessero lì a rincorrersi. Il Cavaliere l’aveva detto chiaro mercoledì pomeriggio, appena lasciata l’Aula di Montecitorio: «Ci auguriamo che il filo del dialogo possa essere ripreso». Ieri mattina, invece, era toccato al presidente di An: «Proponiamo - spiegava a Repubblica - un patto. Voi non mette la fiducia sulla Finanziaria e noi presentiamo pochi emendamenti qualificati, ma su quelli discutiamo». Poi - mentre la Camera dà il via libera alla manovra-bis (da ieri è legge), con un doppio scivolone del governo battuto su due ordini del giorno (del Prc e di Forza Italia) - nel tardo pomeriggio si fa avanti anche Casini. Che cita Berlusconi e Fini («nelle loro parole c’è la consapevolezza» che «questo governo è troppo gracile per far fronte agli impegni») e auspica per settembre «una fase nuova in cui ciascuno si adopererà per superare le difficoltà del presente». E ancora: «Ora andiamo in vacanza, riposiamoci e pensiamo. Perché credo che il nostro compito non posso limitarsi all’ostruzionismo sterile, ma deve rilanciare fortemente la richiesta di una nuova fase della vita politica nazionale. L’Udc, coerente con il proprio ruolo di opposizione, opererà in questo senso».
Parole, quelle dell’ex presidente della Camera, che sembrano riallacciare un filo con il duo Berlusconi-Fini, che negli ultimi giorni era parso particolarmente in sintonia nei discorsi (per esempio sull’eventualità di far ricorso alla piazza) e nei gesti (basti pensare alla calorosa stretta di mano in Aula dopo l’intervento del Cavaliere). Il tandem tra il leader di Forza Italia e quello di An, poi, aveva improvvisamente accelerato nelle aperture al dialogo con la maggioranza, lasciando un po’ nell’ombra Casini. Che ci tiene sì a smarcarsi, ma non al punto di restare isolato. Così, il leader dell’Udc elogia gli alleati, sottolinea il suo «ruolo di opposizione» e segue la scia del patto ipotizzato da Fini proponendo un centrodestra che non si limiti all’ostruzionismo sterile.
Considerazioni sulle quali ragiona da qualche giorno pure Berlusconi, niente affatto convinto che la strada migliore sia quella del muro contro muro. «Se presentiamo valanghe di emendamenti - riflette il Cavaliere con i suoi - li legittimiamo a porre la fiducia e blindarsi. Se invece scegliessimo una strategia meno d’impatto la maggioranza dovrebbe confrontarsi non solo con noi ma pure con le sue contraddizioni interne». Conferma l’azzurra Isabella Bertolini: «In effetti, i problemi maggiori l’Unione li ha avuti su Afghanistan e indulto, due provvedimenti che hanno lacerato il centrosinistra nonostante il nostro voto favorevole». Insomma, per dirla con Fini, quando arriverà la Finanziaria «voglio vedere se su emendamenti che vanno in una certa direzione prevarrà la logica di Padoa-Schioppa o dei ministri castristi». Con un corollario sull’ipotesi di un allargamento della maggioranza: «Come si fa a parlarne quando l’unica questione che tiene banco è lo sfilacciamento della maggioranza?». Sul patto per la Finanziaria, invece, il leader di An incassa i «sì» del ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti, del capogruppo dell’Ulivo alla Camera Dario Franceschini (ma la vede diversamente la sua vice Marina Sereni), del suo omologo della Rosa nel Pugno Roberto Villetti e del capogruppo al Senato dell’Italia dei Valori, Nello Formisano. Perplesso, invece, il presidente della Camera Fausto Bertinotti. Mentre è contrario il Pdci.
La situazione, dunque, sembra essere alquanto «fluida». Di certo c’è che nel centrodestra ogni decisione è sostanzialmente rimandata a settembre, dopo che Berlusconi avrà trascorso il mese di agosto a Porto Rotondo a studiare il da farsi (sono già in calendario una serie d’incontri con i dirigenti azzurri). In verità, però, il punto di svolta resta la Finanziaria a novembre, vero banco di prova del governo. «Se non cadono sulla manovra - ripete da tempo ai suoi Berlusconi - allora non cadono più...». Allo stesso modo la pensa Roberto Maroni. Hanno «il 50% di possibilità» di «passare la prova» della Finanziaria, spiega il capogruppo della Lega a Montecitorio. Dovessero riuscirci, Prodi rimarrà «al governo per cinque anni e anche la Cdl sarà costretta a riorganizzarsi». E in questo caso «sono convinto che Casini e Fini riproporranno il problema della leadership di Berlusconi».