Governo Anp, alt di Israele a D’Alema

«Non si può offrire piena legittimità al nuovo esecutivo palestinese senza che abbia riconosciuto Gerusalemme»

Tzipi Livni non ci sta più. È stufa dei giochetti di Italia, Francia, Spagna e Finlandia. È preoccupata dalle mosse ambigue di quanti in Europa vogliono offrire piena legittimità al nascente governo palestinese anche senza un riconoscimento d’Israele, senza un esplicito rifiuto della violenza e senza una formale ratifica degli accordi di pace pregressi. Senza cioè le tre condizioni fissate dal Quartetto diplomatico dopo la vittoria elettorale di Hamas del gennaio 2006. I tentativi d’Italia, Francia, Spagna e Finlandia di spezzare la linea della fermezza europea sono emersi dopo l’accordo raggiunto alla Mecca dal presidente palestinese Mahmoud Abbas e dal capo di Hamas Khaled Meshaal per bloccare la guerra civile tra Hamas e Fatah e dar vita a un governo di unità nazionale. Quel governo, rispettando le posizioni di Hamas, si limiterà però a prendere atto degli accordi di pace pregressi senza sancire il diritto all’esistenza d’Israele e senza ripudiare la violenza.
Un sì alle tesi concilianti di quanti propongono di legittimare quell’esecutivo finirà , secondo la Livni, con il vanificare gli sforzi di Israele per l’apertura di un dialogo con i palestinesi moderati e la creazione di un orizzonte politico comune. Il possibile compromesso abbozzato anche dal nostro governo rischia secondo la Livni affondare la linea della fermezza adottata dalla comunità internazionale, rafforzando il «no» fondamentalista al riconoscimento dello stato ebraico .
La dura tirata al nostro Massimo d’Alema e ai suoi omologhi francesi, spagnoli e finlandesi emerge da un documento riservato presentato all’ultima riunione dei ministri degli Esteri europei. «La capacità di Israele di sviluppare il dialogo con i moderati palestinesi è strettamente connessa al rifiuto della comunità internazionale di legittimare qualsiasi governo palestinese che non rispetti i principi del Quartetto», scrive la Livni .
Il documento del ministro degli Esteri israeliano evidenzia poi le conseguenze pratiche della scelta europea. «Negando legittimità politica a chi respinge i principi cardine di un normale rapporto di pace - spiegava la Livni - l’Unione europea rafforzerà i gruppi moderati palestinesi e faciliterà un’intesa tra le parti dimostrando che l’estremismo non conduce da nessuna parte e non verrà tollerato internazionalmente». Seguendo le indicazioni dal governo italiano e di quanti vogliono chiudere un occhio sul «no» al riconoscimento d’Israele si finisce invece - sostiene la Livni - con il delegittimare i moderati palestinesi, premiare le posizioni estremiste e rendere molto ardua se non impossibile la creazione di un panorama politico condivisibile.
Per meglio evidenziare la pericolosità delle posizioni di Roma, Madrid, Parigi ed Helsinki il documento della Livni invita i ministri degli Esteri europei a considerare i rischi su scala mondiale di una decisione che equipara chi crede nel dialogo e chi confida invece nelle armi e nella violenza. «Se quelle tre condizioni non verranno mantenute e la comunità internazionale riprenderà a dialogare con gli estremisti quali possibilità - ha argomentato la Livni - vi sarebbero di raggiungere un’intesa? Semplicemente nessuna - ha concluso - visto che gli estremisti potrebbero ottenere quanto vogliono senza concedere nulla in cambio». Un’osservazione che sembra, per ora, aver definitivamente spiazzato le tesi del ventre molle dell’Unione europea.