Il governo applaude a metà La sinistra: non lo seguiremo

da Roma

«Un impegno sempre maggiore per il bene comune, che è esattamente lo spirito di fondo della nostra relazione, cioè di parlare prima da cittadini e poi da imprenditori». È stato lo stesso presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, a tracciare il fil rouge tra le considerazioni finali del governatore di Bankitalia, Mario Draghi, e il suo intervento nell’assemblea degli industriali della scorsa settimana.
La coincidenza delle tematiche affrontate dai ex compagni di scuola del liceo Massimo di Roma è singolare: intromissioni indebite della politica nell’economia, innalzamento dell’età pensionabile, pressione fiscale eccessiva e crescita debole. Due considerazioni, aggiunge Montezemolo, sono obbligatorie: «La prima è positiva e consiste nel fatto che una sfera sempre più ampia della società c’è una condivisione dei problemi, delle terapie e delle cose da fare». La seconda «meno positiva» è che il Paese «è da molti anni bloccate e c’è difficoltà a trasferire le analisi e gli obiettivi in decisioni».
La coincidenza delle due disamine ha determinato le medesime reazioni politiche. Da una parte la Cdl ha messo in rilievo l’incapacità del governo Prodi a tener fede ai propri impegni, dall’altra i moderati della maggioranza hanno cercato di «tenere dritta la barra» delle riforme mentre la sinistra radicale ha invitato l’esecutivo a rivolgere la sua attenzione verso le classi sociali più deboli. «Dagli elementi della relazione emergono i punti di difficoltà del Paese», ha sottolineato il vicecoordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto. «Il governatore sollecita la stabilità dei conti previdenziali, l’investimento nel capitale umano e la liberalizzazione delle utility in un quadro di minore pressione fiscale. Una direzione di marcia condivisibile ma che sarebbe contraddetta da eventuali controriforme», gli ha fatto eco il responsabile Lavoro degli azzurri, Maurizio Sacconi. «Sulla politica economica la relazione è stata un palese pugno in faccia al governo Prodi», ha commentato senza mezzi termini Mario Baldassarri (An).
Gli esponenti di governo del nascituro Partito democratico hanno cercato di minimizzare per cercare (senza successo) di mettere a tacere il solito giro di valzer di dichiarazioni della maggioranza. E così il ministro dello Sviluppo, il ds Pier Luigi Bersani, ha messo in evidenza che «Draghi ha riconosciuto gli effetti dell’avvio di riduzione del debito» glissando su tutto il resto. Mentre il ministro dell’Istruzione, il dl Beppe Fioroni ha apprezzato il fatto che «si sia messo al centro il tema della scuola». E pure il ministro del Commercio internazionale, la radicale Emma Bonino, di solito battagliera, ha accolto l’invito «rendere strutturale la crescita del nostro export».
Finito qui. Poi il solito florilegio di smarcamenti e sottolineature. A partire dal ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, ha ripetuto la litania. «Quando si discute di grandi opere, la ricerca del consenso non deve essere strumentalizzata per rinviare sine die». O quella del ministro della Giustizia Mastella che ha sollecitato l’approvazione del suo ddl per «ridurre drasticamente i tempi dei processi». Insomma, nella tempesta ognuno cerca di tirare acqua al proprio mulino. Più che mai l’estrema sinistra. «Un classico ragionamento di matrice liberale - ha criticato il segretario del Prc Franco Giordano -. Non si può in nessun modo acconsentire alle sollecitazioni del governatore e serve un netto cambio di marcia dell’azione di governo nel senso del risarcimento sociale». Ovviamente anche verdi e comunisti italiani hanno sposato questa tesi. Appoggiati dal ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero: «Non condivido la ricetta di Draghi su pensioni e tesoretto».
E i sindacati? La reazione non è stata unanime. Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha auspicato che «la classe dirigente tenga conto» delle indicazioni del governatore, «una frustata contro le rendite e le inefficienze. Di diverso avviso il suo collega della Cgil, Guglielmo Epifani. «Il governatore non ha parlato dei redditi da lavoro e da pensione che sono troppo bassi. E poi sulla previdenza non abbiamo le stesse opinioni». Anche Renata Polverini dell’Ugl, pur condividendo le tesi di Draghi, ha ribadito che «non si può chiedere contestualmente di elevare l’età pensionabile e rivedere i coefficienti». Sull’altra sponda il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli ha rilevato come «rilanciare i consumi sia «musica per le mie orecchie». E ora quale voce ascolterà Prodi che ieri è rimasto in silenzio?