Il governo assume i precari e blinda tutti i suoi ministri

Come anticipato dal "Giornale" si va verso la regolarizzazione degli atipici, giallo sulla copertura. Solo 12 dicasteri nei prossimi esecutivi

da Roma

Tre anni di tempo per assumere i precari. Entro il 30 aprile 2008 le amministrazioni pubbliche dovranno predisporre un piano per la stabilizzazione del «personale non dirigenziale». In sostanza dovranno stabilire quanti sono i precari di Stato e come saranno regolarizzati entro il 2010.
Comincia a prendere forma l’emendamento del relatore alla Finanziaria che mira alla stabilizzazione degli atipici che lavorano nella pubblica amministrazione. Gli uffici pubblici dovranno assumere chi ha lavorato per almeno tre anni, anche in modo non continuativo, nel quinquennio precedente al 28 settembre 2007. Rispetto alla normativa in vigore, viene quindi spostata in avanti la data dei contratti che rientreranno nella sanatoria, precedentemente fissata al 29 settembre 2006. E vengono inclusi, oltre ai contratti a termine, tutte le forme di lavoro atipiche, dagli ex Co.co.co agli Lsu, escludendo solo i lavoratori interinali. Confermato il limite della durata; anche nella precedente Finanziaria si stabiliva che per essere assunti erano necessari tre anni da precario nella amministrazione pubblica. Lo slittamento del termine al settembre 2007 farà comunque rientrare molti di quelli che l’anno scorso erano rimasti esclusi.
L’annuncio ufficiale lo ha dato ieri la presidente dei senatori Verdi-Pdci Emanuela Palermi, soddisfatta per l’approvazione di «un ottimo testo. È un impegno che ci è stato consegnato dalla splendida manifestazione del 20 ottobre».
Ma non tutti i nodi sono stati sciolti. Lo stesso ministro della Funzione Pubblica Luigi Nicolais ha precisato che l’esito dell’accordo governo-maggioranza si conoscerà solo in settimana. Addirittura oltre i termini imposti dall’iter della Finanziaria. Ad essere irrisolto è il nodo principale, che è quello della copertura. Rispetto ai 950 milioni di martedì la cifra ieri è stata drasticamente ridotta. Il relatore ha parlato di 20 milioni di euro all’anno che si aggiungono ai cinque già previsti dalla Finanziaria 2007. Secondo altre stime alla fine la «sanatoria» dei precari potrebbe costare 100 milioni all’anno. Ancora da capire se saranno utilizzati i fondi dei conti correnti dormienti. Le bozze di emendamento non ne fanno cenno, ma Palermi conferma e aggiunge alle possibili coperture anche i dividenti delle azioni detenute dal Tesoro.
Rimane aperto anche il problema dei vincitori dei concorsi. Se ne è fatto portavoce Simone Baldelli di Forza Italia, secondo il quale l’emendamento «mortifica ingiustamente oltre 70mila regolari vincitori di concorsi e altrettanti idonei, che da anni attendono invano di essere assunti». Poi c’è un problema di «aspettative», spiega. In questo modo «si illudono decine di migliaia di dipendenti pubblici di poter ottenere facilmente e subito il posto fisso a vita». La platea degli interessati è sconosciuta anche al governo. E il rischio è che la norma venga interpreta in modo estensivo e che le amministrazioni locali, ne approfittino, soprattutto adesso che non c’è più il vincolo del patto di stabilità interno. «Con la scusa di fare entrare 10mila precari storici, per i quali la regolarizzazione è giusta, se ne vogliono sistemare 400mila», avverte Maurizio Sacconi di Forza Italia.
A decidere definitivamente la platea degli interessati sarà un provvedimento del governo. Ma secondo Palermi saranno compresi anche gli uffici di diretta collaborazione dei governi locali. Per il momento l’importante è sancire il principio, come conferma la stessa Palermi. E anche i sindacati. «La cosa rilevante è la conferma del meccanismo, la copertura non conta», spiega una fonte sindacale.
La partita dei precari resta la carta più importante che il premier Romano Prodi intende giocare con la sinistra radicale.
Ieri è continuato il lavoro di ricucitura anche con l’ala moderata delle maggioranza. Agli ultraulivisti Willer Bordon e Roberto Manzione è stata concesso il taglio dei ministri. La commissione Bilancio del Senato ha approvato l’emendamento che prevede un massimo di 12 ministeri (come nella riforma Bassanini). La sforbiciata entrerà in vigore solo con il prossimo governo.