Il governo aumenta il canone Rai Ma per la tv dell’Ulivo i soldi li ha

Il ministero porta a 104 euro il costo del servizio pubblico: adeguamento all’inflazione. E in Finanziaria spuntano i contributi per «Nessuno tv»

da Roma

Aumenta il canone Rai, ma al tempo stesso la Finanziaria salvaguarda l’elargizione dei contributi pubblici a radio e canali satellitari che abbiano una chiara vocazione politica. Il prendere e lasciare è un po’ il leitmotiv dell’Unione, ma la giornata di ieri ha declinato questa caratteristica peculiare nel settore dei media.
Intorno alle 17 il direttore generale della Rai, Claudio Cappon, ha annunciato che il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, avrebbe preso ad horas una decisione sull’aumento del canone accogliendo così le istanze del consiglio di amministrazione che già da tempo ne aveva richiesto un adeguamento al tasso di inflazione. Dopo due ore il ministero ha dato comunicazione ufficiale: dal prossimo anno, per decreto, il canone salirà da 99,6 a 104 euro con un allineamento all’inflazione maturata. Tempismo perfetto ma una scelta poco felice considerato che il provvedimento è contestuale all’iter parlamentare di una Finanziaria sbilanciata sul versante delle entrate.
«Mi attendo che le risorse del canone vengano investite per assicurare al servizio pubblico quelle caratteristiche di pluralismo e qualità definite dal recente contratto di servizio tra Rai e ministero», ha commentato Gentiloni. Il presidente della Commissione di vigilanza sulla Rai, Mario Landolfi (An), ha accolto l’invito con riserva. «Voglio sperare - ha detto - che a fronte del forte aumento del canone imposto dal ministro Gentiloni, la Rai si senta particolarmente richiamata al rispetto dei contribuenti attraverso la valorizzazione di un effettivo pluralismo nell’informazione e nella programmazione radiotelevisiva».
Fato sta che dal prossimo primo gennaio la tv pubblica costerà il 4,42% in più. Il canone non veniva ritoccato dagli inizi del 2004. Nel 2005 e nell’anno precedente i ricavi Rai provenienti da questa voce sono stati stabili a circa 1,5 miliardi di euro. Se questa entrata si fosse mantenuta costante anche nell’anno in corso, sarebbe possibile ipotizzare che l’anno prossimo da essa deriveranno alle casse Rai poco meno di 1,55 miliardi. L’impatto complessivo dell’aumento dovrebbe attestarsi, pertanto, a 50 milioni di euro circa. La Cdl ha protestato con Davide Caparini della Lega Nord che ha sottolineato come «l’obiezione fiscale sul canone Rai può essere un modo per dissentire da questo regime» e con Paolo Romani (Fi) che ha parlato dell’«ennesima tassa del governo Prodi». In difesa l’Unione che ha ovviamente messo in evidenza il rafforzamento del servizio pubblico.
C’è però anche il rovescio della medaglia. Il presidente della commissione Difesa del Senato, il dipietrista dissidente Sergio De Gregorio, ha polemizzato con il governo per un aspetto particolare del maxiemendamento. Il comma 749-quater proroga i benefici della legge sull’editoria alle emittenti radiofoniche e ai canali satellitari che svolgano servizi di interesse generale. In seguito tali contributi saranno elargiti solo alle emittenti radiofoniche organi partiti che abbiano gruppi parlamentari o due eurodeputati eletti. Per il movimento Italiani nel mondo di De Gregorio non sembra esserci speranza. «Ma questa regola non vale per tutti - ha denunciato il senatore - perché tra gli amici degli amici c’è NessunoTv emittente satellitare vicinissima a questo governo che va salvaguardata». Qualcuno più uguale degli altri, in fondo, c’è sempre.