«Al governo la banda dei liberi tutti»

Marianna Bartoccelli

da Roma

Malgrado la critica alla sua legge sia dura, il Guardasigilli si dice d’accordo con il Csm e rinvia al Parlamento la responsabilità della legge sull’indulto e soprattutto la richiesta dell’organo di autogoverno della magistratura di accompagnare l’indulto con l’amnistia. Clemente Mastella, a Catania per l’insediamento del nuovo procuratore generale, Giovanni Tinebra, non sembra avere alcuna intenzione di replicare all’attacco del Csm e dichiara di apprezzare i contenuti della delibera perché «dice cose onestamente corrette». Il dibattito del pianeta giustizia si sposta quindi sulla necessità di amnistia, e gli schieramenti sono diversi da quelli sull’indulto. Antonio Di Pietro da acerrimo nemico della legge, si dichiara disponibile ad una forma di «amnistia selettiva». Sostiene che bisogna trovare una soluzione per evitare di intasare i tribunali con migliaia di processi inutili: «La situazione di oggi non può che portarmi a dire che dobbiamo riflettere seriamente sulla possibilità di approvare un provvedimento di amnistia selettiva, purché siano esclusi i reati gravi contro la persona e quelli contro la pubblica amministrazione, finanziari e societari».
Alza il tiro e non rinuncia a invadere il campo del collega Mastella, proponendo una vera e propria piattaforma di politica giudiziaria che chiama «Quaderno giustizia»: «Sono necessarie una serie di riforme a partire dalla cancellazione della ex Cirielli che dimezza i tempi di prescrizione dei processi e che di fatto è un'amnistia di classe. Ci vogliono anche una serie di interventi sul piano delle risorse finanziarie da mettere a disposizione dei tribunali». Piccata la risposta del Guardasigilli, indispettito dall’invadenza del suo collega alle Infrastrutture: «Vorrei sapere, una volta tanto, quando finisce la Salerno-Reggio Calabria». Come a dire: Di Pietro, occupati di strade, non di giustizia.
Assolutamente contrario a qualunque forma di amnistia è il senatore Alfredo Mantovano di An: «Dopo il disastro dell’indulto sarebbe folle fare il bis», dichiara. E spiega che «pentimenti» e «sofferenze» di ministri non fanno tornare indietro, e adesso c’è solo una cosa da fare: «Dare alla Finanziaria un’impronta di forte sostegno al settore sicurezza che permetta di avere uomini in più, per tenere sotto controllo gli scarcerati per indulto più pericolosi». Contrari al Csm e ad ipotesi di amnistia anche la Lega. «I cittadini sono stanchi della banda del «liberi tutti», afferma Carolina Lussana, responsabile giustizia del Carroccio. Che attacca anche le proposte di legge presentate al Senato dalla sinistra: «L’ennesimo atto di impunità inaccettabile». Di diverso avviso Gianfranco Rotondi della Democrazia Cristiana: «La Dc è favorevole all'amnistia. Da sempre è la tesi che sosteniamo e portiamo avanti convintamente. Il nostro auspicio è che su questo terreno si arrivi ad un sì bipartisan». Un consiglio dal presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, Enzo Bianco: «Con l’indulto bisogna essere inflessibili. Tolleranza con chi non sbaglia più; ma con chi ha sbagliato e torna a sbagliare bisogna essere inflessibili e far pagare i benefici che sono stati dati con l’atto di clemenza». Contrario alla richiesta del Csm e a ipotesi di nuove leggi, è l’ex ministro Maurizio Gasparri di An: «Viste le conseguenze catastrofiche dell'indulto, bisogna vedere se non sia il caso di revocarlo». «L’Italia - aggiunge - ha bisogno di sicurezza. Non di norme pro-delinquenti». «È accaduto quel che avevamo previsto - ribadisce l’ex ministro Castelli -. Ormai il danno è stato fatto e l’amnistia non farebbe che peggiorare le cose».