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Roma - Si complica la trattativa sullo «scalone» pensionistico: il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha incontrato ieri i «tecnici» di Cgil-Cisl-Uil per discutere della platea dei pensionati che dovranno ricevere quest’anno una una tantum di circa 300 euro, e un aumento nell’ordine dei 40 euro mensili a partire dal 2008. Gli interessati al provvedimento dovrebbero essere circa tre milioni, ma la cifra non è stata ancora resa ufficiale. In via informale, tuttavia, si è discusso dello «scalone», e qui le cose non vanno così bene.

La soluzione individuata da Damiano su indicazione dei sindacati - età di pensionamento anticipato a 58 anni (anziché i 60 della riforma Maroni) più incentivi per tre anni, fino al 2010, per rinviare il pensionamento - comporta un fortissimo aumento della spesa pensionistica rispetto allo «scalone». Il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa potrebbe trovarsi in difficoltà nell’approvare una simile norma, anche perché decise perplessità emergono da parte della Ragioneria generale dello Stato.

L’incontro fra Damiano e i sindacati è stato rinviato a stamattina. La questione pensioni è stata quindi al centro, in serata, di un vertice a palazzo Chigi fra Romano Prodi, i ministri Padoa-Schioppa e Damiano e il sottosegretario Enrico Letta.

I sindacati sono in attesa di una proposta del governo, anche se giudicano il piano Damiano una «buona base di partenza». Secondo Paolo Baretta (Cisl) la trattativa si potrebbe chiudere entro luglio. Tuttavia, il segretario della Uil Luigi Angeletti si chiede se il piano del ministro del Lavoro sia condiviso da tutto il governo. «Superare lo scalone è una missione impossibile - commenta l’autore della riforma, l’ex ministro Roberto Maroni -: o si trovano ingentissime risorse, oppure è meglio lasciare le cose come sono».