Il governo «boccia» i dirigenti di Lombardo: è scontro con la Regione siciliana

Il Consiglio dei ministri ha impugnato la nomina di nove esterni ai vertici della burocrazia decisa qualche mese fa dal governatore. Che tuona: «Iniziativa strumentale». E adesso sulla questione dovrà pronunciarsi la Consulta.

È scontro tra il governo Berlusconi e il governo della Regione siciliana guidato Raffaele Lombardo (Mpa). Il Consiglio dei ministri ha impugnato, su proposta del ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto, le delibere con cui la giunta siciliana, il 29 dicembre scorso, ha rinnovato l'incarico o nominato ex novo nove direttori generali esterni all'organico. Per il governo nazionale le delibere siciliane sono in contrasto con il limite del 10 per cento imposto da un decreto legislativo del 2001. Di diverso parere la Regione, che invece rivendica le proprie competenze in materia di personale che fissano gli esterni al 30 per cento.
Della questione adesso si occuperà la Corte costituzionale, visto che il Consiglio dei ministri ha sollevato anche il conflitto di attribuzione rimettendosi alla Consulta. Ma al di là della questione tecnica, è l'ennesima tappa di una grande alleanza, quella tra Lombardo e Berlusconi, che dal 2008 a oggi si è andata sgretolando, complici le tensioni che hanno attraversato il Pdl in Sicilia. Non è certo un caso che lo stop del governo nazionale alla nomina dei direttori generali arrivi adesso che la giunta Lombardo è formata da Mpa e Pdl Sicilia - la frangia del partito che fa capo al sottosegretario Gianfranco Miccichè, contrapposta al Pdl ufficiale che in Sicilia fa riferimento al ministro di Giustizia Angelino Alfano e al presidente del Senato Renato Schifani - con l'appoggio più o meno interno del Pd. E infatti, più che tecnici, i commenti di Lombardo allo stop imposto dal Consiglio dei ministri sono politici. «Ci si rende conto chiaramente -ha detto Lombardo - di come sia strumentale questa iniziativa, e non so proprio a cosa servirà, certo a non intimidirci». Per Lombardo, non è affatto escluso che dietro la decisione del governo ci sia lo zampino dei cosiddetti lealisti del Pdl, che lui ha buttato fuori dal suo governo in occasione dell'ultimo rimpasto: «È una scivolata - ha detto rispondendo ai cronisti -il cui intento è sotto gli occhi di tutti. Noi comunque -ha concluso Lombardo - andremo avanti con le riforme, mentre va battuto l'ascarismo che ha messo in ginocchio la Sicilia».