Il governo boccia la legge anti smog

È un fulmine a ciel sereno, una pioggia acida che rischia di far peggiorare il clima non solo politico. Il governo ha deciso di presentare un ricorso alla Corte costituzionale contro la legge sull’aria della Lombardia, contestando il diritto del Pirellone di limitare la circolazione delle auto. Uno stop che arriva proprio quando le Regioni del Nord (Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Province autonome di Trento e Bolzano) hanno sancito un’alleanza antismog e varato il blocco totale del 25 febbraio. «Una ghigliottina cronometrica, una decisione paradossale, il trionfo della burocrazia, frutto di una contrapposizione politica» accusa Roberto Formigoni. Il governatore incassa il sostegno di Verdi, Ds, Rifondazione e di Legambiente che parla di «atto irresponsabile, segno di grave miopia». Formigoni spiega che la legge rimarrà in vigore e si dice convinto che «la Consulta riterrà il ricorso manifestamente infondato». Accanto al presidente si schierano maggioranza e opposizione. A protestare non sono solo Forza Italia e An ma anche i Verdi, i Ds e Rifondazione comunista. Il presidente nazionale di Legambiente, Roberto Della Seta, lo definisce «un atto irresponsabile del governo, segno di grave miopia». È «sconcertato» Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera: «È una legge progredita. Il governo dovrà fornire i dovuti chiarimenti e porterò al più presto la questione in Parlamento».
La legge regionale prevede a partire dall'ottobre 2007 il divieto di circolazione per tutte le auto non catalitiche, che nel 2008 si estenderà anche ai diesel Euro 1. Ma il potere di sospendere la circolazione, secondo il governo, tocca a Comuni e prefetture e non al Pirellone, che avrebbe competenza solo sulle strade regionali. Il ricorso votato dal consiglio dei ministri ritiene illegittimi i divieti di circolazione, i limiti al traffico e le sanzioni previste e contesta le misure anche perché non temporanee ma definitive. Tra le critiche il fatto che i divieti avrebbero effetto solo «nei confronti dei residenti in Lombardia - sottolinea un documento del ministero dei Trasporti -, configurandosi una evidente irragionevole disparità di trattamento».
Formigoni (che in un carteggio con il governo assicura che si tratterebbe di «misure temporanee») va all'attacco: «È giuridicamente inconsistente, scientificamente sbagliato e politicamente una provocazione». Ricorda che l'Ue è dalla sua parte nel concedere alle Regioni il potere/dovere di limitare le attività inquinanti e accusa: «Mi aspettavo un sostegno ai provvedimenti appena decisi dalle Regioni del Nord. Invece emerge ancora una volta un ambientalismo parolaio». Un disappunto che ha anche l'avallo dell'Unione europea: «Lo stesso commissario all'Ambiente, Stavros Dimas, ha lodato l'impianto della nostra legge».
Il ricorso è partito dal ministro per gli Affari regionali, Linda Lanzillotta, ma il contenzioso riguarda anche i ministeri dei Trasporti e dell'Interno, anzi è stato proprio Giuliano Amato il più determinato nel sollevare il conflitto di competenze. «È un provvedimento così sottilmente sottile da essere incomprensibile, basato su bizantinismi» ironizza Formigoni. E aggiunge: «Si appiglia in modo burocratico al Codice della strada, mentre le questioni in gioco sono bel altre».
Il consiglio regionale si schiera col governatore. Il capogruppo dei Verdi, Carlo Monguzzi, definisce «sbagliata» la decisione del governo, il capogruppo del Prc, Mario Agostinelli, precisa di «non essere d'accordo con il ricorso» e anche il vicepresidente del Consiglio regionale, Marco Cipriano (Ds), è critico: «Il Governo deve farsi carico del rispetto delle leggi ma queste sono inadeguate».
La polemica si sposta anche in Comune. Ulivo e Verdi criticano l'assenza di interventi antinquinamento da parte di Palazzo Marino alla luce del testo che ricorda come le competenze sui blocchi della circolazione siano di Comuni e prefetture: «La presa di posizione del Governo rende chiaro che gli alibi del Moratti e l'assessore Croci sono inconsistenti. I sindaci sono le autorità pubbliche che possono decidere i blocchi parziali o totali della circolazione a tutela della salute dei cittadini. Dunque la scelta di imporre le targhe alterne a Milano può essere presa dal sindaco senza il lasciapassare della Regione».