Il governo boccia il «repulisti» di Loiero

Ricorso alla Consulta sulla legge che azzerava tutte le nomine della vecchia giunta. Il governatore: altre Regioni mi copiano

Stefano Filippi

da Milano

Governatore Agazio Loiero, il governo ha impugnato la legge regionale calabra sullo «spoils system».
«Non ho commenti da fare. Ho sempre avuto massimo rispetto per gli organi terzi, per cui attendo sereno il giudizio della Corte costituzionale».
Era proprio necessario annullare automaticamente per legge tutte le nomine fatte negli ultimi nove mesi dalla vecchia amministrazione?
«Si dà il caso che la gestione precedente, forse presagendo la sconfitta, abbia fatto nomine esorbitanti. Hanno piazzato 30-40 persone in posti nevralgici. Io mando via tutti, ma ripropongo quelli che hanno una certa qualità. L’Abruzzo ha già detto che vuole approvare norme analoghe, e altre Regioni forse faranno altrettanto: vuol dire che la nostra legge non è poi così malvagia».
I licenziamenti apriranno un enorme contenzioso: voi avete cambiato le carte in tavola.
«La legge è legge. Può essere impugnata, ma finché è in vigore va rispettata».
Lei ha nominato tre «sottosegretari». Non le bastavano gli 11 assessori?
«Lo statuto della Calabria approvato la scorsa legislatura prevede che tutti gli assessori tranne due siano scelti all’interno del consiglio. Ritengo che la norma presenti margini di incostituzionalità perché vincola troppo le scelte del presidente. Io in giunta volevo anche persone di mia fiducia. E siccome non intendevo violare lo statuto come primo atto del mio mandato, ho adottato questo - chiamiamolo - stratagemma per avere a fianco figure esterne al consiglio: un esperto di riforme istituzionali, un ex direttore generale della Ue a Bruxelles, un grande imprenditore».
Non è uno stratagemma un po’ costoso per le casse regionali?
«È vero, ma lo statuto impone limitazioni che nelle altre Regioni non ci sono. Il mio è un tentativo per avere gli stessi diritti di scelta dei miei colleghi governatori».
Ha voluto anche un ufficio stampa con 15 giornalisti. Un organico che moltissimi giornali locali si sognano.
«Alla fine ci saranno non più di sette o otto persone. Ho previsto che si possa salire a 15 per eventi speciali, tuttavia mi guardo bene dall’arrivare a 15, non perché la Regione non ne avrebbe bisogno, ma per una questione di sobrietà. Ammetto che alla Regione servirebbe un ufficio stampa di 15 giornalisti, ma non lo farò, l’ho già detto. Contro di me è stata avviata una campagna di stampa indecente».
Il numero 15 è scritto nel decreto firmato da lei.
«Sparare sulla Calabria è uno sport nazionale. Sono un suo collega, so come vanno le cose, anch’io ho descritto qualche fenomeno italiano. È un’antropologia antichissima e radicata».