Governo, Bossi: "Dura andare avanti" E il Pdl: "L'unica alternativa è il voto"

Alla Camera la maggioranza non ha raggiunto la <strong><a href="/interni/fli-pdl_rissa_sfiorata_sfiducia_respinta_berlusconi_prepariamoci_elezioni/politica-governo-berlusconi-fini-casini-pdl-udc-deputate-finiani-governo_transizione-tremonti-cena/05-08-2010/articolo-id=465395-page=0-comments=1">soglia di sicurezza</a></strong>. Nel Pdl spunta l’idea di votare il 27 marzo 2011. Casini: &quot;Il premier ci dica se getta la spugna. Squadristi contro Fini&quot;. E Bossi non si sbilancia sulla futura alleanza elettorale: &quot;Facciamo accordi sui programmi&quot;. Vertice a Palazzo Grazioli: &quot;Noi governiamo, se qualcuno farà cadere il governo se ne prenderà la responsabilità&quot;

Roma - Dal voto alla Camera sulla sfiducia a Caliendo, la maggioranza esce incassando una vittoria, ma senza aver raggiunto la soglia di sicurezza. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, condanna duramente le scelte dei finiani ed è sempre più convinto della necessità di elezioni anticipate. Anche il Senatùr Umberto Bossi fa sapere che "è difficile andare avanti così". Ma nessuno vuole prendersi la responsabilità di rompere. Palla ai finiani a settembre. Nel Pdl spunta, infatti, l’idea di votare il 27 marzo 2011, che cade proprio di domenica e ben distante da Pasqua che sarà il 24 aprile 2011. E il leader centrista Udc, Pierferdinando Casini, incalza: "Il premier deve dirci se va avanti o getta la spugna".

Vertice a Palazzo Grazioli A palazzo Grazioli il vertice pre-vacanze tra il presidente del Consiglio e i big del Pdl. Nella residenza romana del premier sono infatti giunti i coordinatori nazionali(Verdini, Bondi e La Russa), i capigruppo (Cicchitto, Gasparri e Quagliariello) e i ministri Matteoli, Frattini, Alfano e Tremonti. Sono presenti anche i sottosegretari alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta e Paolo Bonaiuti. L’incontro serve a fare il punto di fine stagione, a cominciare dalle conseguenze della "rottura" con Fini e a programmare la riorganizzazione del partito.

La linea: "Avanti tutta" Avanti nella realizzazione del programma, ma se qualcuno nel centrodestra ritiene di venir meno al patto siglato con gli elettori, ne assumerà la responsabilità. E l’unica alternativa sarà il voto. Questa la linea del vertice Pdl illustrata, al termine della riunione, dal capogruppo al Senato, Maurizio Gasparri. "La nostra posizione è di grande serenità. Avendo i numeri nel Paese e un mandato degli elettori proseguiremo nell’attuazione del programma, lasciando ad altri - sottolinea Gasparri - la responsabilità di privilegiare o la coerenza verso gli elettori o scelte diverse. Se qualcuno - avverte - si sottrae all’impegno verso gli elettori se ne assumerà la responsabilità. Il che vuol dire, portare il Paese alle elezioni".

Bossi: al voto col premier? Vedremo Se si dovesse andare al voto anticipato la Lega manterrà l'alleanza con Berlusconi? "Vedremo, noi facciamo accordi sui programmi" ha detto il Senatùr parlando a Montecitorio. Tuttavia ha assicurato di non temere eventuali elezioni: "Vinciamo". E poi: "Noi siamo sempre pronti alle elezioni. Il nord è sempre pronto. Per noi sono semplici le elezioni". La Lega rifugge l'ipotesi di un esecutivo tecnico: "Con un governo di transizione sarebbe il caos nel paese". Alla domanda se confidi in Napolitano per evitare questa situazione, il Senatùr ha risposto: "Sì, confido in lui per primo e poi nel Paese. Ci sono milioni di persone che non lo accetterebbero". Qualche ora più tardi la smentita. Il "vedremo" si riferiva alla possibilità di voto ancitipato e non all'alleanza con il premier.

Casini incalza Berlusconi "L'area di responsabilità nazionale - osserva Casini - dice al presidente del Consiglio di governare, ma se vuole gettare la spugna si assuma la responsabilità di fuggire davanti al Paese". "Il presidente del Consiglio è chiamato a dire con serenità: 'Mi dimetto' oppure 'Governo'". Secondo Casini, tornare alle urne sarebbe "una prova di irresponsabilità totale", per l’ex presidente della Camera, secondo il quale "un governo di responsabilità nazionale è indispensabile per risolvere i problemi degli italiani". Poi, Casini ha denunciato "lo squadrismo intimidatorio che sta emergendo attorno al presidente della Camera. Un conto è la questione morale e la necessità di approfondirema che tutto questo venga agitato come parte della contesa politica tra Berlusconi e Fini è una cosa degradante se io sono un bandito lo sono sia che mi allei con Berlusconi, con Fini o con Vendola. Se invece divento un delinquente se faccio una scelta, e un santo se ne faccio un’altra, allora questo si che è doppiopesismo e non fa onore a chi lo alimenta".

Verso le urne anticipate Nel Pdl circola "un pensiero stupendo", che per ora viene tenuto nascosto nel cassetto come si fa per le cose più preziose. Lo stesso Berlusconi accarezzerebbe l’idea di votare il 27 marzo 2011, che cade proprio di domenica e ben distante da Pasqua che sarà il 24 aprile 2011. Il 27 marzo 1994 Berlusconi vinse le sue prime elezioni con la famosa "discesa in campo". Diciassette anni dopo il premier vorrebbe ripetersi. Nel Pdl i più scaramantici storcono però il naso di fronte al numero 17. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, assicura che la maggioranza "lavorerà tutta l’estate. Berlusconi ci ha detto che è pronto a tenere una serie di riunioni per mettere a punto soprattutto il partito".

Bonaiuti: "Pronti alle urne" "Nel momento in cui è avvenuto il distacco da parte di una componente della maggioranza, il Premier ha avvertito tutti, 'state pronti' per possibili elezioni", ha spiegato Bonaiuti a UnoMattina. "L’ipotesi di andare alle elezioni è comprensibile - ha continuato Bonaiuti - se si pensa che il distacco dei finiani mette in dubbio una maggioranza così importante e un governo che ha fatto tante cose e ha varato quella manovra da 25 miliardi che ci ha sottratto alla crisi globale. Dopo tanti risultati concreti ottenuti dal governo, è un peccato che la maggioranza sia stata messa in discussione dalla componente finiana per cause che ancora oggi sfuggono alla gente e che appaiono legate a motivazioni personali più che politiche".