Governo, Brunetta attacca Tremonti Il premier ristabilisce l’ordine nel Pdl

Il ministro della Funzione pubblica contro Tremonti: <strong><a href="/interni/brunetta_attacca_giulio_tutto_partito_zittisce/23-11-2009/articolo-id=401085-page=0-comments=1">&quot;Troppi veti, blocca il governo&quot;</a></strong>. Poi smorza: &quot;E' un geniaccio umorale&quot;. Il responsabile del Tesoro &quot;soccorso&quot; dai vertici del Pdl. Berlusconi chiede ai suoi di frenare i personalismi sui media

nostro inviato a Doha

Dopo la cena nel suntuoso palazzo reale di Gedda con il Re dell’Arabia Saudita, per Silvio Berlusconi il risveglio non è dei migliori. Dopo un’ora e mezza di fitto faccia a faccia con Re Abdullah a discutere del conflitto israelo-palestinese, del nuovo approccio dell’amministrazione americana alla questione e dell’intenzione di Riyad di assumere un ruolo di mediazione nella crisi, il Cavaliere si trova infatti costretto a tornare con la mente alle vicende di casa nostra. E non per fatti che davvero meritano l’attenzione di un presidente del Consiglio - è il ragionamento del premier - ma per le solite beghe. La lettura della rassegna stampa, infatti, pur se a migliaia di chilometri di distanza consegna nelle mani del Cavaliere un durissimo affondo di Renato Brunetta contro Giulio Tremonti e ricostruzioni secondo le quali il premier avrebbe minacciato il Guardasigilli Angelino Alfano di dimissionarlo seduta stante se non avesse proceduto sul processo breve con un decreto.

Così, beneficiando anche delle due ore di fuso orario favorevole e prima di involarsi per il Qatar, è Paolo Bonaiuti a cercare fin dalla mattina di ricucire lo strappo. Prendendo le difese di Tremonti e definendo «una totale e assoluta falsità» lo scontro con Alfano. Berlusconi sceglie invece la via del silenzio e anche arrivato a Doha si infila nell’ascensore dell’albergo senza dire una parola. D’altra parte, qualsiasi dichiarazione non avrebbe fatto che ingigantire la polemica. Che il Cavaliere non l’abbia presa bene, però, è fuor di dubbio.

Perché dopo che qualche settimana fa si era chiusa la querelle con Tremonti che aveva portato alla nascita di una sorta di cabina di regia economica, con i ministri il premier era stato piuttosto chiaro: «Da ora in poi, se avete problemi con Giulio affrontateli in privato e senza scontri sui media, altrimenti diamo l’idea di una maggioranza litigiosa». Brunetta, invece, ha scelto una strada diversa e proprio all’indomani delle assicurazioni di Berlusconi alla comunità italiana di Gedda («la maggioranza è compatta»). Inevitabile, dunque, il fastidio del Cavaliere. Perché - è il suo ragionamento - se ai diversi fronti aperti (la questione giustizia e le continue accelerazioni di Gianfranco Fini) si aggiungono anche i personalismi allora non se ne esce più.
Lo spiega di prima mattina nelle telefonate con Tremonti e Gianni Letta. E il fatto che per oggi sia attesa un’intervista di Brunetta per correggere il tiro dà la misura di quanto il premier non abbia gradito.

Tanto che anche a sera Bonaiuti torna sulla questione e ribadisce che «la linea di politica economica fondata sul criterio della disciplina di bilancio e seguita dal ministro dell’Economia Tremonti è ispirata dal presidente del Consiglio e condivisa dall’intero governo». Una difesa netta, non solo perché rimanda ogni decisione direttamente a Berlusconi ma pure perché chiama in causa tutti gli altri ministri. Che nel corso della giornata - anche quelli che con Tremonti hanno avuto più di un diverbio - prendono uno dopo l’altro le sue difese. Perché, spiega uno di quelli più agguerriti, «la polemica era chiusa» e, «nonostante i tira e molla con Giulio continuino», riaprirla a freddo «è stato davvero insensato». Il punto su cui sono tutti d’accordo è uno: non era né il momento né il modo giusto per farlo, anche perché nelle ultime settimane il ministro dell’Economia aveva iniziato a dare timidi segnali di apertura anche con i ministri con cui aveva avuto i dissensi più forti, per esempio Raffaele Fitto e Stefania Prestigiacomo.

E poi, è il senso dello stato d’animo del Cavaliere, non è possibile che anche a migliaia di chilometri e dovendo discutere di questioni decisamente più serie si debba stare ad assistere al solito teatrino. Un concetto che in qualche modo sintetizza bene Tarak Ben Ammar, imprenditore tunisino naturalizzato francese che segue Berlusconi nella trasferta araba. Ben Ammar conosce molto bene non solo il mondo arabo ma anche la famiglia reale dell’Arabia Saudita e l’emiro del Qatar. E quando racconta di come la storia della penisola arabica sia frutto del conflitto tra diverse etnie e tribù e di come il Qatar abbia «riserve di gas garantite per 400 anni» chiosa così: «Viste da qui le solite liti della politica italiana sono davvero una piccola cosa».