Il governo cambia sistema: via alla vendita collettiva

Pronta la riforma con la spartizione dei proventi tra tutte le formazioni. Il ministro Gentiloni: «Pensiamo a una serie di regole. Poche, ma chiare»

Pietro Balducci

da Milano

Va bene la passione, ma i soldi rimangono sempre importanti. E nel calcio i soldi si traducono in due paroline: diritti tv. Ecco perché, dopo la sentenza di primo grado, un po’ tutti si sono affrettati a mettere i puntini sulle i, per sicurezza. Il primo a parlare è stato Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, che a Napoli, a margine di un convegno sulla tv digitale, ha spiegato, con metafora ortofrutticola, che «se uno va dal fruttivendolo e chiede un chilo di patate, poi queste patate sono 800 grammi, uno torna indietro e dice: allora?» E poi: «Mi sembra che avere in A Juve, Fiorentina, o Lazio è diverso, con tutto il rispetto, di avere Lecce o Messina». Tradotto: Mediaset, alla fine della fiera, chiederà una riduzione per il pagamento dei diritti per la serie A, tanto per essere chiari.
A intervenire sull’argomento, già alla fine del mese, ci penserà anche il governo Prodi. Il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, sempre a margine dello stesso convegno napoletano sulla tv digitale, ha spiegato che il Consiglio dei ministri si occuperà dell’argomento diritti tv legati al calcio. L’obiettivo del governo sarà quello di avere nuovamente un regime di negoziazione collettiva sui diritti e anche una serie di regole, poche e chiare. La proposta del governo tenderà a evitare che siano negoziati diritti per piattaforme che però non vengono realmente esercitate, come pure l’acquisizione operata da parte di multipiattaforme che poi le rivendono e, infine, ridurre la durata temporale dei diritti. Dopo l’intervento del governo, quindi, le regole sui diritti tv del calcio saranno completamente diverse.
Sull’argomento riforma del calcio sono intervenuti, a Genova, alcuni giuristi di diritto sportivo nell’ambito di un convegno promosso dalla Fondazione Genoa. Victor Uckmar, ex presidente della Covisoc, ha sottolineato come ammontino a «528 milioni di euro i debiti fiscali delle società calcistiche della serie A. È necessario cambiare le regole per operare un mutamento radicale della situazione. Proporrei - ha detto Uckmar - di operare una restrizione numerica della rosa, di verificare con maggiore severità la regolarità dei pagamenti ai calciatori esteri e di introdurre un tetto massimo per gli stipendi dei giocatori». Massimo Coccia, membro del tribunale arbitrale dello sport di Losanna, ha proposto, invece, uno snellimento della giustizia sportiva con un solo grado di giudizio a livello federale e «una più equa ripartizione dei diritti televisivi fra le squadre. Tale principio - ha ricordato Coccia - è applicato da tempo nelle leghe professionistiche Usa ed è indiscusso in molti Paesi europei».