Governo, la Camera vota la fiducia I ministri: "Andrà fino in fondo"

Montecitorio: 326 sì. Prodi conta i voti, previsto un nuovo incontro con Napolitano prima della prova decisiva a Palazzo Madama. Dini: &quot;Votiamo no&quot;, ma D'Amico non è d'accordo. Il Cavaliere su Mastella: &quot;Verrà con noi&quot;. Ma lui smentisce: &quot;No al centrodestra, ma al Senato votiamo contro&quot;. Bossi avverte: &quot;Al voto o rivoluzione&quot;. <strong><a href="mailto:commenta@ilgiornale.it" target="_blank"><font color="#ff6600">Commenta</font></a></strong>. <strong><a href="/a.pic1?ID=235915" target="_blank">Leggi i commenti</a></strong>. <strong><a href="/sondaggio_1a.pic1?PID=41" target="_blank"><font color="#ff6600">Elezioni subito? VOTA</font></a></strong>

Roma - Tutto come da copione. La Camera ha dato la fiducia a Romano Prodi e al suo governo. Sono stati 326 i voti a favori, 275 i contrari, 601 i votanti, con l'Udeur che non ha partecipato alla votazione. Ma lo scoglio vero è quello che si para davanti soltanto ora al premier. Cosa farà? Salirà al Quirinale? Andrà al Senato? La nottata si preannuncia turbolenta. "Ci prendiamo questa fiducia, adesso valuteremo su cosa fare..." è l'unico commento dell'esecutivo. A parlare il ministro per il Programma Giulio Santagata. Il Professore, dopo l'annuncio del sì, è tornato a Palazzo Chigi senza rilasciare dichiarazioni. Poco dopo il premier fa sapere che una decisione verrà presa solo domattina, dopo una notte di riflessione. Ma al momento sarebbe è più orientato a chiedere la fiducia anche al Senato, come confermano tre ministri, Barbara Pollastrini, Emma Bonino e Rosy Bindi. Avrà infatti un altro incontro con il Presidente Napolitano, prima del passaggio decisivo al Senato, dove l'Unione teoricamente è "sotto" di cinque voti.

Ancora al Quirinale Prodi, dopo la fiducia alla Camera, secondo alcune fonti, starebbe per salire al Quirinale per valutare la situazione con il capo dello Stato. Lo riferiscono due fonti della maggioranza. "Sta andando al Quirinale per conferire con Napolitano, ascolterà cosa il presidente ha da dirgli e poi valuterà il da farsi", ha detto una prima fonte. "Dopo la fiducia alla Camera sta per salire al Colle per comunicare al presidente l’esito del voto alla Camera e il fatto che l’Udeur non ha partecipato, non per dimettersi ora", ha detto una seconda fonte. Ma le voci non trovano conferme.

Pressing di Napolitano Colloquio a sorpresa, decisione a sorpresa. Dopo l'incontro tra il presidente del consiglio Romano Prodi e il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, voci dall'interno dello staff di Palazzo Chigi lasciano trapelare che il premier potrebbe decidere di salire al Colle a rimettere il mandato nelle mani di Napolitano dopo aver incassato la fiducia alla Camera. L’incontro al Quirinale è avvenuto fra le 12,30 e le 13. Prodi era accompagnato dal sottosegretario alla presidenza Enrico Letta. Sarebbe stato il Capo dello Stato a chiedere il colloquio con Romano Prodi, secondo quanto si apprende da fonti di governo. Napolitano avrebbe chiesto al premier di fare il punto della situazione, anche alla luce delle dichiarazioni di voto di alcuni senatori: Fisichella, Udeur e Liberaldemocratici hanno annunciato il loro no al Senato. E anche da parte del Pd si continua ad auspicare che il premier rinunci al passaggio parlamentare in Senato e rimettere la vicenda nelle mani del Capo dello Stato: in questo modo ci sarebbe spazio per un altro esecutivo che faccia le riforme. Il vice di Veltroni, però, smentisce: "Girano molte bufale" dice Franceschini. Lo stesso presidente del consiglio, comunque, starebbe ora riflettendo su questa ipotesi. Anche perché, dicono dalla maggioranza, avrebbe ottenuto da Napolitano la possibilità di un governo Prodi-bis con programma snello concentrato su salari e legge elettorale.

Il conteggio dei voti Tra shopping di senatori e tentativi di "coercizione" dei recalcitranti. Passano così per Prodi e la sua maggioranza queste ore che precedono la fiducia alla Camera, prevista per oggi pomeriggio ma quasi scontata, e l'appuntamento cruciale al Senato di domani pomeriggio. Se da una parte fanno ben sperare il centrosinistra le rassicurazioni dei senatori a vita, due "vecchie volpi" della politica come Giulio Andreotti e Francesco Cossiga assicurano che "il governo ce la farà", dall'altra preoccupano il Professore le defezioni annunciate del rosso Turigliatto, dell'ex An Fisichella, il no definitivo dell'Udeur e lo sfilarsi di Dini e dei suoi. Berlusconi continua a insistere sul voto anticipato: "Prodi deve salire al Colle e dare le dimissioni".

Il nodo Udeur "Il gruppo Udeur non parteciperà al voto sulla risoluzione Soro" su cui il Governo ha posto la questione di fiducia. Lo annuncia Antonio Satta chiudendo il suo intervento nell’ula della Camera sulla questione di fiducia. Una frase che fa appallottolare e gettare nella carta straccia conti, schemi e diagrammi messi a punto nelle ultime ore. Il Campanile, fino a oggi fermo e risoluto su un no al governo in entrambi i rami del parlamento, cambia idea e spariglia le carte. La scelta di non partecipare oggi al voto alla Camera, a quanto riferiscono alcuni deputati dell’Udeur, è motivata dall’apprezzamento per il passaggio sulla giustizia fatto ieri da Prodi nel discorso con cui ha chiesto la fiducia: "Non potevamo votargli contro" afferma un parlamentare. Resta da vedere cosa farà l’Udeur al Senato. "Qui alla Camera non partecipiamo al voto ma al Senato voteremo contro. È una questione di regolamenti" chiariscono Fabris e Barbato.

L'affondo di Berlusconi Il voto di domani per ora "non presenta alcuna incertezza" quindi il presidente del Consiglio "farebbe bene ad andare direttamente al Quirinale senza passare per il Senato". Silvio Berlusconi prova così a dare il colpo di grazia a Prodi e di andare subito alle urne: "Un governo istituzionale è inutile: credo che con la fine di questa maggioranza bisogna andare alle elezioni. Domani se l’Udeur al Senato dirà di essere fuori da questa maggioranza, l’Unione non avrà più la maggioranza politica e l’essenza della democrazia richiede il ricorso alle urne". Non è necessario - ha aggiunto - modificare la legge elettorale prima del voto, tenuto conto che siamo avanti di 12-15%. Semmai, in una settimana, si può modificare il premio al Senato da regionale a nazionale"

Ma l'ex Guardasigilli smentisce "Nessuna confluenza da nessuna parte. Al momento penso soltanto a quello che è accaduto e potrebbe accadere a tutti gli italiani. Occorre ritrovare un corretto rapporto tra politica e magistratura. Le nostre scelte sono e saranno sempre di centro". Lo precisa con Clemente Mastella, dopo che Berlusconi aveva preannunciato un probabile ingresso del Campanile nella Cdl.

Dini: "Consiglio le dimissioni" "Noi abbiamo consigliato al presidente del consiglio di non venire in Senato dove non ha più una maggioranza ma di recarsi al Quirinale a rimettere le dimissioni nelle mani del capo dello Stato". È il senatore Lamberto Dini a rispondere così dai microfoni del Gr3. Per aggiungere subito dopo di non sapere ancora come voteranno domani sulla fiducia al governo. Alla domanda su quali sarebbero le prospettive politiche se domani Prodi dovesse spuntarla sulla fiducia, Dini ha ribadito di ritenere utile per il Paese "un governo di unità nazionale", obiettivo più che mai valido nel caso Prodi non dovesse superare lo scoglio della fiducia al Senato. Poi, nel pomeriggio, la svolta. I Liberaldemocratici, al termine di una valutazione congiunta dell’ufficio politico presieduto dal senatore Lamberto Dini, annunciano che non voteranno la fiducia al governo al Senato. Lo afferma, a nome del partito, il senatore Giuseppe Scalera. Natale D'Amico, il terzo senatore diniano, però, si dissocia: "Se ci sarà un voto di fiducia sul governo Prodi in Senato io certamente voterò a favore: comprendo ma non condivido le regioni della decisione diversa assunta dai miei amici liberaldemocratici".

Il no di Fisichella Il senatore Domenico Fisichella, ex An ora nella maggioranza di centrosinista iscritto al gruppo misto, ha ribadito oggi che voterà no alla fiducia. "Voterò no alla fiducia, sta agli altri parlamentari. L’ho già ribadito durante la Finanziaria, che quello sarebbe stato il mio ultimo voto di fiducia. Oggi parlerò con Prodi e gli ribadirò il mio no" ha aggiunto. E dopo il colloquio a Palazzo Chigi Fisichella non ha fatto altro che confermare quando anticipato.

Bossi: "Al voto o rivoluzione" "Al Senato il governo non ce la farà, poi si va al voto oppure facciamo la rivoluzione, facciamo la lotta di liberazione". Così il leader della Lega Umberto Bossi commenta la situazione politica: "Ci mancano un po' di armi - ha detto ai cronisti prima di cominciare una conferenza stampa - ma le troviamo". Poi attacca Berlusconi: "In questi momenti è meglio se sta zitto. Anche questa uscita su Mastella che doveva passare al centrodestra è un errore perché sono in atto tentativi di prendere voti. Se fossi in Berlusconi starei zitto e poi non penso proprio che Mastella passi con Berlusconi". Quindi messaggio a Prodi: "La Lega non cambia schieramento, il governo ha provato a contattare Calderoli e Maroni per avere il loro appoggio al Senato".