«Il governo cancella la lotta al malaffare»

Il magistrato Tatozzi: «Da tempo vogliono sopprimere l’unico organismo che difende la legalità nella pubblica amministrazione: ci hanno già tagliato i fondi»

da Roma

«Un’allarmante insensibilità» del governo verso la lotta alla corruzione. Nel mezzo della bagarre per la norma in Finanziaria, che accorcia i tempi della prescrizione per i reati contabili, l’Alto commissaro anticorruzione Gianfranco Tatozzi interpreta questo fatto come il preoccupante segnale di un atteggiamento che si sta «sempre più diffondendo a tutti i livelli istituzionali» e che mette anche a rischio di imminente chiusura la struttura che lui guida dal 2004.
Vogliono cancellare la sua struttura: perché?
«Quelli che in passato si sono presentati come portabandiera della legalità e della lotta alla corruzione oggi dimostrano che si trattava solo di attacchi strumentali al precedente governo, che ha comunque avuto il merito di istituire un organismo che risponde a un preciso obbligo per tutti i Paesi Ue e a livello internazionale tiene alta l’immagine dell’Italia».
Quali sono i «reiterati e ostinati» tentativi di sopprimere l’Alto Comissariato anticorruzione che lei denuncia?
«Il primo è stato quello del disegno di legge del ministro per la Funzione pubblica, Luigi Nicolais, sulla semplificazione della burocrazia, che voleva cancellare l’organismo nato per prevenire e contrastare la corruzione nella pubblica amministrazione, con il trasferimento delle sue competenze all’Ispettorato della Funzione pubblica. Il secondo è stato un emendamento alla Finanziaria sempre per portare la struttura nella pubblica amministrazione, poi decaduto per il maxiemendamento. Ma ora il pericolo è imminente: l’articolo 29 del decreto Bersani prevede la soppressione degli enti che entro il 4 gennaio non provvedano a un riordino attraverso un Dpr. Non c’è ovviamente tempo e già ci hanno tagliato i fondi. È un tentativo silente e surrettizio di cancellare l’unico organismo di contrasto al fenomeno, che fu istituito sulla base di chiari impegni internazionali assunti dall’Italia. Inoltre, ho visto proprio in queste ore che si prepara un ddl che prevede l’istituzione di un’autorità per il Pubblico impiego e la soppressione del nostro Commissariato. Che c’entra l’uno con l’altro? E evidente che si cerca in tutti i modi di farci chiudere».
Perché?
«Non interessa a nessuno la lotta alla corruzione. Anzi, diamo fastidio a tutti. Eppure, abbiamo fatto emergere situazioni gravi sulle quali bisognerebbe meditare, come per l’Anas, la Federcalcio, l’attribuzione delle cattedre in Diritto del lavoro».
C’è ancora un modo di salvare la struttura?
«Ci potrebbe essere una proroga del termine del 4 gennaio, ma servirebbe a poco. La Cdl ha presentato un emendamento in Senato alla Finanziaria proprio per escludere l’Alto Commissariato dagli organismi da sopprimere in base all’articolo 29 del decreto Bersani. È decaduto per il maxiemendamento ma questo dimostra che il governo, ben conoscendo il problema, non ha ritenuto di fare sua la modifica perché non ha interesse alla sopravvivenza dell’organismo».
Tutto questo si lega alla norma sulla prescrizione dei reati contabili?
«Certo, perché anch’essa riguarda i casi di corruzione dei pubblici ufficiali per i quali, se i tempi saranno così ridotti, non sarà più possibile anche dopo la condanna ottenere il risarcimento dei danni all’erario. Due segnali della stessa insensibilità per questo genere di battaglie».