Il governo a Caserta con l’agenda piena di buchi

Sarà dato spazio a clima e precarietà, non al Partito democratico. Caldarola: «Tanto i ds inavvertitamente sono già stati sciolti»

da Roma

Diavolo d’un Romano. Era la conferenza di fine anno, un anno vissuto pericolosamente, e Romano Prodi aveva già indicato le priorità del governo per il 2007: dal piano per la ricerca all’«attivazione degli investimenti esteri»; dalla «banda larga» alla riduzione dei tempi della giustizia. Poi aveva fatto scivolare astutamente una traccia cui pochi hanno dato il giusto peso, a proposito della scandalosa norma salva-amministratori pubblici infilata di soppiatto nella Finanziaria (poi cancellata): «Voglio scoprire chi è stato il mandante...», ringhiò. Di seguito, annunciò il summit alla Reggia di Caserta per «armonizzare» una lista di priorità che poco prima aveva chiarito di aver già stilato. Un piccolo mistero.
Invece adesso, dopo i giorni burrascosi delle dichiarazioni a pioggia, ecco scoperto l’arcano. Da oggi pomeriggio saranno tutti lì, ministri e sottosegretari, e persino i leader di partito. Tutti nella stessa sala sfolgorante di stucchi, e nessuno potrà sgattaiolare via, quatto quatto, come si fa a Roma (segnalazione del ministro sgobbone Paolo Ferrero). Sarà proprio allora, tra il trasalimento generale, che Prodi svelerà le sue carte. «Vi ho fatti venire qui a Caserta - dirà con una delle pause che lo renderanno celebre - perché sfiliate uno per uno davanti a me, mi guarderete fisso negli occhi, e giurerete sulla Bindi. Così finalmente saprò chi è stato il Mandante!...».
Geniale. Peccato che non accadrà. Dei tanti argomenti che non verranno toccati al conclave, di sicuro la figuraccia di fine anno sarà disertato da tutti. Saranno tutti lì, ma nessuno chiederà, nessuno si pentirà, Prodi non saprà. A Caserta non si parlerà di come nacque l’emendamento salva-sindaci Delbono-Fuda, così come non si tratterà neppure della legge elettorale, che ha dominato gli ultimi giorni di polemica rovente. Non sarà anticipata la riforma della Rai di Gentiloni. Forse si parlerà poco anche delle pensioni, visto che il viceministro dell’Economia, Roberto Pinza, ha chiesto ieri esplicitamente di svicolare, definendolo un tema «troppo complesso». Complicato anche accontentarlo, considerando che il ministro Damiano ha spiegato invece che «ammortizzatori sociali, mercato del lavoro e sistema pensionistico sono le priorità che dovranno venire da Caserta». I rifondatori insistono poi perché si parli «di quelle basse». D’accordo, ma con idee opposte, il socialista Villetti: «A Caserta non si sfugga a pensioni e Pacs», ha intimato.
I Pacs saranno l’altro mistero buffo del summit, nel senso che la Bindi ha fatto sapere che «ci sono problemi più urgenti», proprio mentre l’intera sinistra radicale insiste per trattare una «questione fondamentale di diritti e laicità». Lo scontro riformisti-sinistra radicale sarà il tema dominante, eccezion fatta per la zuffa annunciata tra la Bonino e Di Pietro (Mastella chiederà una deroga alla Madonna di Montevergine per appoggiare la Bonino). Facile, in tanta carne al fuoco, che venga tirata in ballo la nascita del Partito democratico. Ma potrebbe non essercene neppure bisogno: come sintetizza mirabilmente il ds Caldarola, «in queste settimane, inavvertitamente, i Ds sono già stati sciolti». La lista degli argomenti di Caserta fa invidia ai menù della Reggia: Fioroni vuole parlare della deprecata «fase due», De Castro di «giovani e made in Italy», Padoa-Schioppa di riforma della legge finanziaria, Giordano di aumento dei salari, Enrico Letta di verifiche bimestrali sull’attuazione della Finanziaria, la rifondatrice Deiana di missione in Afghanistan, Pecoraro Scanio di cambiamenti climatici, Realacci dei ritardi nel piano energetico, Ferrero delle emergenze sociali, Capezzone della sburocratizzazione, la Pollastrini di un master plan per l’occupazione femminile, Russo Spena di precarietà. Non mancherà il sindaco di Caserta, che chiederà risposte ai problemi dello sviluppo cittadino. Il presidente dell’Anci, Domenici, invierà un promemoria perché si discuta anche di politiche urbane.
Prodi ha fatto di necessità virtù e, su suggerimento di Rutelli, ha invitato per lettera tutti, ministri e segretari, a parlare ognuno per sé (l’avrebbero fatto comunque). Garantendo che l’«insieme delle azioni individuate costituiranno l’Agenda per la crescita». La maggioranza rischia di lievitare come una pizza.