Il governo cerca un compromesso sulla Tav

Corridoio 5, convocato un tavolo per il 29 giugno coordinato da Enrico Letta

Emanuela Fontana

da Roma

Cinque giorni per discutere e trovare un compromesso sulla Tav. È il tempo che Romano Prodi ha dato ai ministri competenti e alle autorità locali per rimettere in piedi il progetto dell’Alta velocità. Il tavolo è convocato per il 29 giugno a palazzo Chigi, a coordinarlo sarà il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta. Una linea comune dovrà essere trovata almeno per il 4 luglio, giorno della riunione Francia-Italia sul Corridoio 5.
Linea di compromesso non facile, dal momento che anche all’interno del governo sono emersi negli ultimi giorni punti di vista molto distanti. Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero ricorda senza essere smentito che nel programma dell’Unione la Tav non era una priorità, ma il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi (Comunisti italiani) ieri ha deciso di stoppare sul nascere le probabili reazioni degli abitanti della Val di Susa: «Le proteste non fermeranno l’opera», ha avvisato in un’intervista al Corriere della Sera.
I Verdi, però, con le pressioni di Legambiente, continuano a insistere sulla modifica del progetto e sull’abolizione dell’idea del tunnel di 52 chilometri per il collegamento della Val di Susa con la Francia, e a salvaguardare i rapporti con i residenti che fino a pochi mesi fa sostenevano con gli scudi. Ieri il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ha scelto la cautela, considerando l’apertura del tavolo comunque un buon risultato: «Fermo restando la proprietà di spostare il traffico dalla gomma alla rotaia - ha chiarito - si apra ora un confronto sereno su quale soluzione per la tratta Torino-Lione sia più utile e sostenibile, dal punto di vista sociale, economico e ambientale. Si tratta quindi di avviare un confronto su tutte le proposte in campo». Il ministro dei Verdi ha diffidato però i colleghi dall’imporre soluzioni sull’Alta velocità: ««Sulla Tav decideranno i cittadini, come è scritto nel programma, perché non si faranno mai più opere pubbliche con i manganelli come ha fatto il centrodestra». Eppure nel governo sono sempre più frequenti alcune posizioni non egualmente democratiche: ««Il sistema Alta velocità-Alta capacità ferroviaria non è in discussione - è il pensiero del viceministro dei Trasporti, il diessino Cesare De Piccoli - il problema non è: si farà o non si farà. La Tav si farà. Punto e basta».
Il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro anche ieri ha chiarito la politica dei due tempi: rassicurazioni alla Ue sul fatto che «siamo tutti decisissimi a far sì che il Corridoio 5 passi attraverso al Torino-Lione. E «dialogo con le popolazioni della Val di Susa».
Il sì alla Tav scandito questa settimana alla responsabile Ue del Corridoio 5 Loyola de Palacio da Prodi e Di Pietro però non è piaciuto ai comitati No-Tav. «Mutato il governo - si legge sul sito ufficiale del movimento della Val di Susa - l’orologio della politica ritorna così a dicembre 2005, sgombrando il campo dai tatticismi di una campagna elettorale lunga sei mesi». «Ancora non sanno dove farlo passare», si commenta invece sul sito del gruppo No-Tav Torino.
Prodi «deve assumersi la direzione politica della vicenda», invita la governatrice del Piemonte, Mercedes Bresso, che, come il sindaco diessino di Torino Sergio Chiamparino punta ora a velocizzare i tempi: ««Il presidente Prodi è stato di parola e ha convocato il tavolo politico sulla Tav prima della conferenza intergovernativa italo-francese del 4 luglio. La riunione del 29 giugno a Roma potrà tracciare le linee di lavoro del tavolo tecnico e far ripartire il dialogo con tutti i soggetti interessati».