Il governo corre ai ripari: «Dimezziamo il Parlamento»

RomaI sacrifici da una parte, i benefici dall’altra. È questa la fotografia che in occasione di ogni manovra si stampa nitida nella mente degli italiani, un popolo con sempre minore capacità di digestione rispetto agli eccessi della Casta. Questa volta, però, il malumore rischia davvero di superare il livello di guardia. Per questo la classe politica, improvvisamente, sembra essersi iscritta in blocco alla grande corsa per la riduzione dei (propri) costi nel tentativo di invertire la rotta e conquistare porzioni di consenso.
Naturalmente più che di fatti concreti e di misure ad efficacia immediata stiamo parlando di proposte di legge, di impegni futuri e futuribili, di «pagherò» con data eventuale e non certificata, visto che la vera, grande occasione di abbattimento dei costi della politica venne affossata dal referendum del 2006, quello che abolì la riforma costituzionale che avrebbe dimezzato i parlamentari. In quell’occasione il centrosinistra unito si schierò per il «no» facendo alla Casta il più grande regalo della storia repubblicana. Oggi sono quegli stessi partiti a schierarsi ai blocchi di partenza cercando di indossare l’abito dei moralizzatori. Il Partito democratico, ad esempio, ricorda con una nota le proprie proposte giacenti in Parlamento. In primis la riduzione «entro la legislatura» del numero dei parlamentari. «Vogliamo una Camera con 400 deputati e un Senato Federale con 200 senatori e vogliamo modificare la legge del ’65 che lega la retribuzione dei parlamentari alla retribuzione dei magistrati. L’obiettivo è allineare l’Italia alla media delle retribuzioni europee».
Sulla stessa falsariga, ma con toni decisamente più urlati, si muove Antonio Di Pietro, lo stesso leader che per via referendaria ha inferto un durissimo colpo alla possibilità di riformare il settore delle municipalizzate, da sempre il vero giardinetto di sottopotere della Casta. Oggi, però, il leader Idv sale deciso sul carro dell’antipolitica. «È arrivato il momento per tutti i cittadini di urlare forte: basta con la Casta. Per questo propongo di scendere in piazza alla fine di settembre per una manifestazione di dimensioni mai viste contro la casta al potere. Occorre una grande mobilitazione di massa perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire».
In attesa che dalle parole Di Pietro passi ai fatti e imponga sacrifici immediati a se stesso e al proprio gruppo parlamentare, si fa strada un’altra proposta tagliaspese: quella firmata da Roberto Calderoli. Un’offensiva ben articolata presentata ieri che prevede: riduzione del numero di deputati e senatori a 250 per ciascuna camera, Senato federale, abolizione delle circoscrizioni estere, stipendio dei parlamentari in base alle presenze in Aula. Il tutto all’interno di un disegno di legge costituzionale all’ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri. «Tagliare i costi della politica? A parole in questi giorni si stanno spendendo tutti, noi invece siamo passati ai fatti, mettendo nero su bianco una riforma costituzionale che prevede il dimezzamento dei parlamentari e conseguentemente il dimezzamento dei costi dell’intera struttura parlamentare» spiega l’esponente leghista. «Non solo - aggiunge - con questa riforma superiamo lo storico sistema bicamerale perfetto tramite l’introduzione di un Senato Federale: in questo modo avremo anche un importante snellimento dell’iter dei provvedimenti, con un altrettanto importante risparmio». «In un momento delicato come questo - conclude - serviva una risposta vera, concreta e immediata, alla questione del costo della macchina pubblica e della politica: questa riforma costituzionale rappresenta la miglior risposta. Questi sono fatti, non parole». Sul fronte del Pdl è Massimo Corsaro a prendere la parola. Un intervento quello de vicecapogruppo vicario contro la memoria da pesce rosso del centrosinistra. «Sentirli fare la morale sui costi della politica dopo che cinque anni fa bloccarono la riduzione dei parlamentari, votata due volte sia alla Camera che al Senato fa venire l’orticaria. La bozza Calderoli è positiva. Per il momento mi limito a ricordare che in questa legislatura la maggioranza ha diminuito del 20% il numero dei consiglieri comunali e imposto un blocco all’adeguamento allo stipendio dei magistrati di Cassazione che avrebbero portato ai parlamentari qualcosa come 5400 euro mensili aggiuntivi. Queste sono cose concrete rispetto alle lacrime da coccodrillo della sinistra».