Il governo dei colpi di fiducia ha zittito anche comici e girotondini

Ormai siamo arrivati al limite. Così non si può continuare. Un governo che in due mesi è ricorso al voto di fiducia ben sette volte in totale disprezzo della democrazia parlamentare, che dice e si contraddice, i cui ministri sono uno contro l'altro, che si regge barcollando sul voto incerto di alcuni senatori a vita (non eletti democraticamente dai cittadini) dovrebbe sentire il dovere civile e democratico di rassegnare le dimissioni o almeno accettare quello che subito dopo il voto Berlusconi aveva responsabilmente proposto: un governo di coalizione per i problemi più urgenti, riscrivere la legge elettorale e tornare alle urne. «Ho vinto io e governo io» fu l'arrogante e supponente risposta di Prodi. E lo abbiamo visto. Mi domando anche che cosa sarebbe successo se nello stesso modo si fosse comportato il precedente governo di centrodestra. Apriti cielo. «Regime, dittatura, fascisti, eccetera» avremmo sentito gridare da tutte le parti mentre milioni di pseudo-lavoratori sarebbero stati trascinate nelle piazze insieme a infiniti girotondi. Ed oggi che succede da parte dei media e degli opinionisti? Silenzio assoluto. E dove sono finiti i «portavoce dell'opinione pubblica», «il sale della democrazia» come si definivano i vari comici satirici sempre pronti, secondo loro, a colpire i potenti di turno? Dove sono le Sabina Guzzanti, le Serena Dandini, i Dario Fo, i Cornacchione, le Gialappa’s, i Beppe Grillo? Qualcuno li ha sentiti?