Il governo detta il bilancio alla Liguria: più tasse

(...) gettito assicurato dalle disposizioni di cui agli articoli della legge regionale 28 novembre 2005, n.17, sono vincolate al finanziamento della spesa sanitaria», recita il comma 1 ter dell’emendamento. E significa due cose. La prima, appunto, che i liguri potranno mettersi l’anima in pace e le mani nel portafoglio almeno per altri tre anni. La seconda, che neppure il governo si fida di Burlando, Pittaluga e compagni. «Proprio così - incalzano Nicola Abbundo e Matteo Marcenaro, consiglieri dell’Udc in Regione -. Quando abbiamo chiesto all’assessore spiegazioni di questo emendamento, Pittaluga ha ammesso che è stato lo stesso governo centrale, del loro stesso colore, a imporre un vincolo di spesa per i soldi ottenuti con le maggiori entrate fiscali». Non si fidano cioè di come questa maggioranza spende i soldi presi ai liguri. Ma ancor più, evidentemente, non ritengono la spesa sanitaria sotto controllo. «E meno male che Claudio Burlando ha sempre detto che la colpa delle tasse era della voragine lasciata dalla giunta di centrodestra - insiste Abbundo -. Questa è la prova che quella voragine non esisteva, ma che loro ogni anno producono deficit nella Sanità. E lo prevedono per tutta la durata della loro amministrazione. È una confessione in piena regola».
Un doppio autogol, se si considera che proprio ieri, mentre Pittaluga ammetteva ogni addebito in commissione Bilancio, la ministra della Salute, Livia Turco, in visita a Genova, esaltava il modello ligure per la gestione della Sanità. E su questo incassava, ovviamente, la precisa stoccata di Matteo Rosso, consigliere regionale di Forza Italia, che ha fatto osservare come il ministro Turco, protagonista dell’ennesimo «tour elettorale dei membri del governo Prodi a Genova», abbia fissato tanti appuntamenti per fare passerella, ma «si sia ben guardata dall'incontrare i dipendenti dell'Evangelico, o quelli del Cup, o di fare una visita all'Ist che attraversa un momento di gravi difficoltà e tanto meno di affrontare le problematiche legate alla chiusura di strutture e reparti che negli ultimi mesi la giunta Burlando e l'assessore Montaldo progettano scientificamente di far morire a discapito della salute dei genovesi».
Sotto l’apparenza e le parole, restano i problemi. Per i cittadini naturalmente. «Anche perché - riprende Marcenaro dell’Udc - dalla relazione dell’assessore Pittaluga risulta che la Regione non è riuscita neppure a spendere gli importi messi a bilancio nel 2006. Mentre la gente continua e continuerà a pagare più tasse, in cassa ci sono ben 250 milioni di euro non spesi rispetto al bilancio 2006». Però la Regione continua a pensare a vendere il patrimonio a sua disposizione. Tanto che un altro emendamento proposto ieri dall’assessore Pittaluga autorizza «la giunta regionale a costituire o a promuovere la costituzione, anche attraverso soggetti terzi, di una società a responsabilità limitata avente per oggetto esclusivo la realizzazione di operazioni di cartolarizzazione dei proventi derivanti dalla dismissione dei patrimoni immobiliari della Regione...». I gioielli di famiglia potranno essere cioè venduti anche grazie a società private. Le operazioni non passeranno più attraverso Arte o la Filse, società e finanziarie comunque sotto il diretto controllo della Regione e degli enti pubblici. A chi chiedeva maggiori chiarimenti, l’assessore ha risposto con un «vedremo» molto vago, come se fosse ancora tutto da decidere. Ma l’emendamento prevede anche già il capitale iniziale della società da costituire. I conti sono tutti fatti. Fino al 2010. Come le supertasse.