«Il governo deve agire per semplificare il fisco»

I professionisti del settore chiedono una commissione permanente

Laura Verlicchi

Stop al concordato, ripristino della tassa di successione, armonizzazione delle rendite finanziarie: le prime dichiarazioni in materia fiscale del viceministro all’Economia Francesco Visco hanno scatenato un’ondata di polemiche. Un tema che merita di essere approfondito con i professionisti del settore. Ne parliamo quindi con Paolo Moretti, delegato alla fiscalità del Consiglio nazionale ragionieri commercialisti.
Sarà più facile o più difficile per voi, ora, la collaborazione con il governo?
«Esiste un principio di cui è impossibile non tener conto: prima di attuare nuove norme o modificare quelle vecchie, è sempre bene riflettere e valutare attentamente i pro e i contro. E questo vale per tutti, compreso il nuovo governo, di cui noi, professionisti economici, ci aspettiamo in queste materie di essere interlocutori privilegiati. Il nostro compito, quindi, è quello di contribuire a questa riflessione».
In che modo?
«Noi auspichiamo la costituzione di una commissione permanente, in cui siano rappresentate tutte le categorie dei professionisti economico-contabili, per lavorare su nuove normative o modifiche a quelle esistenti: le più urgenti riguardano a nostro avviso diritto societario, lavoro e fiscalità».
E del progetto di reintrodurre la tassa di successione, che cosa pensate?
«Crediamo che il governo, prima di prendere questa decisione, debba valutarne l’opportunità. Innanzi tutto sotto il profilo politico, perchè si tratterebbe oggi dell’introduzione di una nuova tassazione. In secondo luogo, per la poca utilità ai fini del gettito, considerati i costi di riscossione».
Per Visco, inoltre, la collaborazione dei Comuni nella lotta all’evasione fiscale è una bufala.
«A me sembra invece che il progetto potrebbe funzionare, anche se indubbiamente comporterebbe dei costi, considerato che i Comuni dovrebbero costituire strutture apposite. Piuttosto, mi sembra difficile da attuare il progetto, a cui penserebbe il viceministro, di combattere l’evasione incrementando i controlli sui conti correnti: senza parlare dell’enorme quantità di contenziosi a cui aprirebbe la strada».
A Visco non piace neanche il concordato fiscale...
«Se è per questo, neppure a noi. Come commercialisti, siamo da sempre contrari a ogni forma di condono, più o meno camuffato. Va detto però con chiarezza che se si cancella il concordato, che riguarda il 2003 e il 2004, cala la tela anche sulla pianificazione fiscale, cioè sulla possibilità per l’Erario di programmare gli incassi per il futuro. Nessun contribuente infatti troverà conveniente aderire a una proposta che ipoteca le tasse di un triennio, se non ha la certezza di poter contare su una certa tranquillità per il passato. Piaccia o non piaccia - e ripeto, anche a noi non piace - è così».
E veniamo all’armonizzazione delle rendite finanziarie.
«Ma questa era prevista anche dalla riforma fiscale, proprio percè la nostra aliquota è la più bassa in tutta Europa. Non se ne è poi fatto nulla, temendo la fuga di capitali verso i paradisi fiscali. Ma le riforme urgenti a nostro avviso sono altre».
E quali sono?
«Per quanto riguarda la tassazione d’impresa, dobbiamo allinearci al modello europeo, tenendo conto che, dal “battesimo” dell’Ires, sono intervenuti elementi nuovi, legati all’applicazione dei principi contabili internazionali. In una prospettiva più generale, pare prioritario semplificare il più possibile il sistema. C’è un’invasione continua di norme che rende sempre più difficile l’esercizio della professione, a cui si sono aggiunti anche gli adempimenti connessi alla normativa antiriciclaggio. Vanno considerate poi alcune problematiche specifiche che riguardano i professionisti economico-contabili».
Per esempio?
«Potrei citare la questione della certificazione tributaria. È previsto già da tempo che i professionisti (ragionieri e dottori commercialisti, nonchè consulenti del lavoro, iscritti all’Albo da almeno 5 anni) possano certificare il rispetto delle norme tributarie per le imprese di cui abbiano tenuto la contabilità (ordinaria), supportando così le attività di accertamento dell’amministrazione finanziaria. Per questo motivo, alle imprese così certificate sono attribuiti alcuni vantaggi. Tutto questo sulla carta, perchè quella normativa non è mai divenuta operativa. Il nuovo governo deve decidere: o la cancella, o la rende davvero efficace».