Il governo dice basta: «Troppi blog violenti, devono essere chiusi»

Contro i siti che inneggiano alla violenza e a chi la mette in atto il ministro della Giustizia Angelino Alfano esprime concetti molto simili a quelli del collega dell’Interno Roberto Maroni: «Vogliamo studiare insieme a Maroni una serie di norme per porre un argine all’istigazione a delinquere e all’apologia di reato commessi attraverso internet. Vogliamo metterci nelle condizioni di poter affermare che il nostro codice penale prevede questi reati, che non smettono di essere tali quando sono commessi online». Sull’ipotesi di un controllo su internet, dopo le migliaia di esaltazioni dell’aggressione al premier, si è aperto un ampio dibattito nel mondo politico. Diversi esponenti del centrodestra ne sostengono l’opportunità, mentre il centrosinistra appare più prudente e l’estrema sinistra extraparlamentare denuncia perfino un «rischio liberticida».
Così il ministro delle Politiche Comunitarie Andrea Ronchi, parlando di «scandalo dei siti internet», ha detto di aver chiesto già ieri mattina al collega dell’Interno «la chiusura e l’oscuramento immediato dei siti internet che inneggiano alla violenza contro il presidente del Consiglio e che hanno fanno di Tartaglia un eroe anziché condannarlo». E il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano assicura che saranno «la polizia postale e le altre forze di polizia, con tutti i limiti che un intervento di questo tipo comporta, sia tecnici sia di normativa» a occuparsi del controllo dei siti «incriminati» per cercare di risalire ai responsabili della «campagna d’odio» che corre sul web.
E se Gabriella Carlucci, parlamentare del Pdl, denuncia che «i social network si sono trasformati in pericolose armi in mano a pochi delinquenti che sfruttando l’anonimato incitano alla violenza, all’odio sociale e alla sovversione», dall’estrema sinistra arrivano distinguo e addirittura oscure intenzioni repressive. Rosa Rinaldi, responsabile comunicazione di Rifondazione, prima condanna a parole «la violenza subita dal presidente del Consiglio», ma poi giudica «assolutamente ingiustificabili gli annunci fatti dal ministro Maroni circa la volontà di assumere provvedimenti restrittivi della libertà di espressione su Internet e i social network». E il capogruppo del Prc in Regione Lombardia Luciano Muhlbauer arriva ad adombrare che «alcuni settori del centrodestra vogliano utilizzare l’aggressione a Berlusconi per spingere il Paese verso un clima iraniano». Più cauta la piddina Giovanna Melandri: «Ho cancellato dalla mia pagina di Facebook i cosiddetti amici che esprimevano sguaiata e intollerabile vicinanza all’aggressore di Berlusconi. Ma analoga critica va a uno strano meccanismo per cui oggi ci scopriamo tutti iscritti a un gruppo di Facebook che raccoglie i “sostenitori di Silvio Berlusconi contro i fan di Massimo Tartaglia”».