Governo e banche almeno fingano di non conoscersi

Caro signor ministro Corrado Passera, perdoni se osiamo scriverle a poche ore dalla sua investitura, ma vorremmo rivolgerle alcune domande, precedute da una riflessione, che molti si pongono sulla sua decisione di entrare nel governo del senatore Mario Monti. Tutti noi che ci occupiamo di informazione sappiamo che lei non è l’ultimo arrivato e che la sua proficua esperienza professionale può essere d’aiuto al nostro Paese per risollevarsi dalla crisi. Ma sappiamo anche che lei, mettendosi a disposizione della Patria, ha dovuto lasciare il posto di amministratore delegato di Banca Intesa, che non è poca cosa. Cioè un sacrificio ai nostri occhi sbalorditivo.
È noto che un alto dirigente di una grande banca, come è stato lei fino a ieri, percepisce una remunerazione eccezionale, un pacco di milioni l’anno (da tre a sei, inclusi i bonus e roba simile) che, paragonato al reddito della maggioranza dei lavoratori comuni, fa venire le vertigini.
È antipatico, se non volgare, ricordare questi particolari. Ma non lo facciamo allo scopo di stupire il lettore e maldisporlo nei suoi confronti (certe retribuzioni suscitano invidia e spesso antipatia) ma solo per chiederle perché abbia rinunciato a tanti quattrini sicuri, e puntualmente riscossi, per assumere la responsabilità di un dicastero che prevede un compenso modesto (comunque assai inferiore a quello da lei percepito finora) e probabilmente insufficiente a garantirle il tenore di vita abituale.
Un uomo pubblico quale lei è diventato (lo era anche prima, ma molto meno) è di sicuro consapevole dei rischi che corre, anche quello di esporre la propria vita privata alle incursioni dei giornalisti. Quindi non sarà sorpreso se svelo ai lettori che lei ha un paio di famiglie cui dovrà pur provvedere. Una di esse è composta anche da due bimbi al cui avvenire sereno presumo lei tenga parecchio. E questo mi spinge a rivolgerle una seconda domanda: è normale che un padre di famiglia lasci il certo per l’incerto, ovvero un incarico strapagato e fisso in un istituto di credito importante, per andarsi a sedere su una poltrona precaria, benché istituzionale, cui è legato uno stipendio di circa 20mila euro il mese?
Capirà, caro ministro, perché la sua scelta, a noi gente semplice, sembri temeraria, ai limiti dell’incoscienza. Abbia pazienza, ci spieghi perché l’ha fatta. Non si tratta di mera curiosità, ma di conoscere le motivazioni che spingono un uomo ricco e ben piazzato a mollare tutto per affiancare, senza avere l’immunità parlamentare, Mario Monti (che l’immunità se l’è procurata facendosi nominare senatore a vita) in Consiglio dei ministri. Ai nostri occhi semichiusi, questo è un mistero meritevole di essere chiarito. Per favore, signor ministro, ci dia una spiegazione credibile e non ci racconti la solita storiella dello «spirito di servizio», del «senso dello Stato» e bischerate del genere.
In cambio le diamo un consiglio che le converrà ascoltare: dato che lei, come detto sopra, non gode dell’immunità parlamentare, stia attento a usare il telefono che, in teoria, potrebbe essere sotto controllo. E si guardi bene dal conversare al cellulare con qualcuno di Banca Intesa. Troppo pericoloso. Governo e banche fingano almeno di non conoscersi.