Governo e Quirinale tranquillizzano i pensionati in piazza

(...) perché lì c’è un regolamento troppo rigido. Avevo avvertito anche il sottosegretario Gianni Letta, avevo avuto conferme dalla presidenza della stessa Camera. Ma c’erano deputati che mi deridevano indicandomi come agitatore di professione. Semplicemente avevo ragione perché sono stato per nove anni deputato». Il riferimento più diretto è al coordinatore regionale di Forza Italia, Michele Scandroglio, che aveva recentemente annunciato la soluzione della questione amianto. E che ieri sera, al termine di una giornata convulsa che sembra portare un po’ di definitivo sereno, ribatte e rinnova le definizioni di «portatore di sventura» ai danni del governatore, augurandosi che, a fronte della nuova soluzione, «nessuno voglia tentare di ingarbugliare la vicenda, sommando problema a problema per trarne un presunto vantaggio politico».
In mezzo al botta e risposta c’è tutta una giornata di tensione. A iniziare da quella degli ex dipendenti dell’Ansaldo e del Cap che protestano in piazza, bloccano il traffico e, quando i sindacalisti li avvisano dell’improvviso intoppo, rischiano di superare il limite della protesta. «C’è il serio pericolo che qualcuno faccia qualche sciocchezza - aggiunge Burlando - D’altra parte come non si può non capire chi è rimasto senza pensione sentendosi ogni volta garantire la soluzione salvo poi sentirsi il giorno dopo preso in giro. Il governo si è dimostrato impreparato, ora c’è da risolvere un problema di ordine pubblico».
Gli stessi parlamentari, di destra come di sinistra che hanno lavorato fianco a fianco per la soluzione, restano sorpresi. E ricominciano a lavorare. I telefonini sono incandescenti. Innanzitutto viene presentato ricorso contro l’inammissibilità degli emendamenti: Gianfranco Fini, presidente della Camera, potrebbe ribaltare la decisione e sbloccare la situazione. In nome di un interesse superiore, di possibili questioni sociali e di ordine pubblico, si potrebbe fare uno strappo al regolamento. «Sennò basterebbe che il governo facesse un decreto legge venerdì», semplifica ancora Burlando. Ma il centro dell’attenzione si sposta su Fini. Giorgio Bornacin, senatore Pdl, contatta la segreteria della Camera. Michele Scandroglio, Sandro Biasotti, Eugenio Minasso deputati di maggioranza, lavorano con il sottosegretario Gianni Letta e i ministri Claudio Scajola e Maurizio Sacconi. Anche da sinistra però l’impegno va nella stessa direzione. Burlando parla con Fini e poi va dai pensionati per avvertirli, megafono in pugno, che il presidente della Camera sembra pronto a sbloccare la situazione. «Come sempre c’è chi chiacchiera e chi fa», lo punzecchia Scandroglio. Ma di certo il lavoro, come le parole, sono bipartisan.
Anche perché al Quirinale viene servito un pranzo di lavoro. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affronta la questione con Silvio Berlusconi e Gianni Letta. «Se presenterete un decreto sul caso delle pensioni per l’amianto sono pronto a firmarlo», fa sapere il Colle. Risposta preventiva a una domanda che il governo spera persino di non dover fare. Per questa mattina infatti Fini ha convocato tutti i capigruppo della Camera. Se non ci saranno obiezioni (e in questo caso bisognerà sapere i nomi e le motivazioni) la presidenza ribalterà il verdetto di inammissibilità e gli emendamenti (tutti e cinque, compreso quello in favore delle pensioni degli ex lavoratori Cap) approderanno in aula per essere approvati con il vi libera del governo.
Torna il sereno, ma anche il tempo delle diverse posizioni politiche. Con accuse soprattutto a chi «evoca scenari apocalittici» sulla pelle dei pensionati. Al di là delle parole e della spartizione dei meriti, entro due giorni è comunque arrivata l’ora di chiudere la partita.