Governo, esame in Senato Prodi gioca al rischiatutto

Il premier giovedì a Palazzo Madama per la fiducia: "Slancio rinnovato" Il Colle: tempi rapidi

Roma - Dimissioni respinte e reincarico. Dopo una crisi durata sessantaquattro ore e una notte passata a «riordinare le idee», il presidente della Repubblica esce dall’impasse ricominciando dal governo Prodi, lo stesso che ha aperto la legislatura neanche un anno fa e non un bis. Dopo il capitombolo al Senato, dunque, il Professore tornerà alle Camere a chiedere la fiducia. E lo farà, spiega Giorgio Napolitano, in «tempi rapidi».
Si partirà proprio dalle forche caudine di Palazzo Madama - dove i numeri restano risicatissimi - mercoledì o più probabilmente giovedì. Anche se sarà la conferenza dei capigruppo di lunedì a dire l’ultima parola sul calendario. Che nonostante le richieste del Quirinale e le assicurazioni del premier, l’Unione sta cercando di non rendere troppo pressante. Intanto perché qualche ora in più potrebbe comunque tornare utile per le trattative in corso ormai da 48 ore con alcuni senatori considerati in bilico, ma soprattutto per dare tempo al premio Nobel Rita Levi Montalcini (98 anni ad aprile) di rientrare dagli Emirati Arabi dove oggi deve intervenire a una conferenza sull’Istruzione e a Oscar Luigi Scalfaro (89 a settembre) di riprendersi del tutto dall’influenza che lo ha costretto a casa il giorno della débâcle. A una certa età, si sa, i postumi del jet leg o di una febbre non sono cose da prendere sotto gamba.
Lo show down si chiude ufficialmente alle 11.40 di un sabato plumbeo, quando il segretario generale del Quirinale Donato Marra incontra i giornalisti nella Loggia della Vetrata e annuncia la «fine» della crisi. Lascia subito il microfono a Prodi che ringrazia Napolitano «per la fiducia». Ma è quello del capo dello Stato l’intervento più atteso, con la motivazione e la spiegazione del rinvio. «Ho ritenuto - dice - che non ci fossero le condizioni per lo scioglimento delle Camere perché nel corso delle consultazioni le componenti dell’Unione hanno spiegato le difficoltà dovute agli scarsi numeri al Senato ma hanno espresso la convinzione di poter garantire l’indispensabile unitarietà ed efficacia dell’azione di governo nel prossimo futuro».
La prossima settimana, dunque, Prodi tornerà alle Camere. Con lo stesso esecutivo, ma - assicura il premier - con «un slancio rinnovato e una coalizione coesa e decisa ad aiutare il Paese». Lasciato il Quirinale, il Professore si dirige a Palazzo Madama per un colloquio di una mezzora con Franco Marini. Poi, un incontro con il presidente della Camera Fausto Bertinotti per decidere la tempistica dei voti di fiducia. «Si andrà prima al Senato - fa sapere il Professore tornando a Palazzo Chigi - e penso che la maggioranza politica ci sia». Se tutto andrà come previsto, dunque, il voto di Montecitorio dovrebbe arrivare venerdì e da allora il governo potrà tornare a lavorare a pieno regime.
Prodi può dedicare il pomeriggio al relax. Prima affacciandosi in maniche di camicia insieme alla moglie Flavia dalle finestre di Palazzo Chigi per salutare un gruppetto di sostenitori, poi con una lunga passeggiata dalle parti della Fontana di Trevi. Non troppo lontano dagli antiquari di via dei Coronari. Dove solitamente va a rilassarsi il Cavaliere.