Il governo fa campagna elettorale: meno tasse

Dopo gli appelli di Ue, Confindustria e Fondo monetario arriva
l’annuncio di Via XX Settembre. Il prossimo 14 giugno si comincia a
parlare di Dpef. Alla vigilia dei ballottaggi Padoa-Schioppa contraddice se stesso

Roma - Aria di elezioni (domani e lunedì si votano i ballottaggi) ed il ministro dell’Economia annuncia: a fronte dei risultati dell’azione di contrasto all’evasione, sarà necessario ridurre progressivamente le aliquote legali di prelievo. Insomma, a ridosso delle elezioni, Tommaso Padoa-Schioppa è favorevole ad una riduzione del prelievo fiscale. Concetto rilanciato anche dalla Ragioneria generale dello Stato: la pressione fiscale era il 42,3% del Pil nel 2006; ora dovrebbe essere prossima al 42,8%. «Mi fa piacere che il ministro sia giunto a questo ravvedimento - osserva Silvio Berlusconi - finora però la sinistra ha soltanto aumentato le tasse»
Un livello che, se da una parte ha favorito un miglioramento della finanza pubblica, dall’altro viene comunemente giudicato troppo elevato da qualunque osservatore interno (come la Banca d’Italia e la Confindustria), ed internazionale (come Fondo monetario, Unione europea, Ocse). Fra l’altro, la stessa qualità di risanamento (concentrata sul lato delle entrate) non viene apprezzata dalle agenzie internazionali di rating.
Al punto che Standard & Poor’s rileva come il risanamento della finanza pubblica portato avanti dal Portogallo sia migliore di quello raggiunto in Italia. In quanto, spiega una nota dell’agenzia di rating, Lisbona ha preso «decisioni difficili e spesso impopolari tagliando la spesa primaria in modo da consolidare le finanze pubbliche di lungo periodo». Strada non seguita dall’Italia che, malgrado l’evidente «necessità di frenare la spesa» si è invece «concentrata primariamente» con la finanziaria su misure finalizzate all’aumento delle entrate.
La prospettiva auspicata dal ministro dell’Economia di una riduzione del prelievo fiscale verrà verosimilmente tratteggiata nel prossimo Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef). Un documento che non è una legge e che il Parlamento approva con una risoluzione. Nonostante questo, Rutelli l’altro giorno ha auspicato che nel Dpef trovi spazio l’eliminazione dell’Ici sulla prima casa. Il ministero dell’Economia potrà anche affrontare con il Dpef il problema Ici, misure sociali per utilizzare il tesoretto, o altri interventi di minor prelievo fiscale e contributivo.
Ma nel Dpef dello scorso anno c’era scritto che sarebbero state introdotte le riforme della pubblica amministrazione, della Sanità, delle pensioni e degli enti locali. Interventi strutturali sul fronte del contenimento della spesa che non sono stati però presi dal governo per le diverse posizioni interne alla maggioranza.
Così, in vista del Dpef (e sempre perché siamo a ridosso delle elezioni) Piero Fassino chiede al governo di aprire un confronto sugli studi di settore con commercianti ed artigiani. Ed Enrico Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, annuncia per il 14 giugno prossimo un primo incontro di maggioranza per la definizione delle priorità del Dpef. Incontro al quale il giorno dopo ne seguirà un altro con le parti sociali.
L’opposizione si mostra a dir poco scettica sulla reale volontà del ministro dell’Economia di ridurre il prelievo fiscale. «È una bufala», commenta Luigi Casero di Forza Italia. «Il Paese ha bisogno - aggiunge - di risposte certe e non di propaganda elettorale. Prima Padoa-Schioppa riduca le tasse e poi faccia gli annunci che vuole». Dello stesso tenore il commento, sul filo dell’ironia, di Giuseppe Vegas, vice presidente dei senatori azzurri. «Scusate il ritardo. Riconoscere, come fa il ministro, che le tasse in Italia sono troppo alte è tardivo e suona come l’ennesima beffa di questo governo, soprattutto in periodo di dichiarazione dei redditi». Ed aggiunge: «Per essere credibile, Padoa-Schioppa doveva accorgersene prima di come stavano le cose. Anche perché è stato proprio lui a strangolare economicamente gli italiani con una legge finanziaria di tasse a dir poco irragionevole».
Tesi non molto lontane da quelle di Clemente Mastella: «Il governo deve cambiare la politica sulla fiscalità. O Visco cambia la politica fiscale, o cambia Visco».